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Regione Toscana
Requisiti igienico-sanitari: piscine private a uso collettivo, obbligo Scia solo alle attività più recenti
Esentate tutte quelle già operanti al momento dell’entrata in vigore della normativa specifica (2010). Il Consiglio approva con voto unanime la proposta presentata dal gruppo Pd. Marras: “Rammarico per intervento reso necessario. In estate, zelanti funzionari hanno elevato verbali da migliaia di euro e ordinato la sospensione dell’attività ricettiva”
Il Consiglio regionale della Toscana approva con voto unanime la nuova legge che introduce disposizioni in merito alle piscine private a uso collettivo. Il provvedimento, presentato dal Partito democratico, primo firmatario il capogruppo Leonardo Marras provvede a introdurre un elemento di chiarimento e superare difficoltà applicative, rispetto alla legge regionale 8 del 2006 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle piscine a uso natatorio): i titolari delle piscine che erano già in esercizio al momento dell’entrata in vigore del regolamento della stessa legge –26 febbraio 2010 –, non sono soggetti all’obbligo di presentazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività). Si tratta delle piscine private inserite in strutture adibite, in via principale, ad altre attività ricettive come alberghi, campeggi, strutture agrituristiche e simili, nonché quelle al servizio di collettività, palestre o simili, accessibili ai soli ospiti, clienti, soci della struttura. “Portiamo all’approvazione un atto condiviso, che permette un rapido intervento del Consiglio, al fine di fornire un elemento di chiarimento per una questione che può semplificare la vita a molte strutture”, spiega il presidente della commissione Sanità, Stefano Scaramelli (Pd), nell’illustrazione del provvedimento all’aula.

Il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità una mozione in via d’urgenza in estate, perché alcune Asl richiedevano la Scia anche per le attività già in esercizio.

“Mi sono sorpresa della necessità di dover adeguare un provvedimento che già si esprimeva in modo esplicito – dichiara in Aula la consigliera Monica Pecori (gruppo misto-Tpt) –. I servizi della Asl, che fanno vigilanza, sono andati erroneamente a penalizzare queste strutture: il dipartimento regionale avrebbe dovuto inviare una comunicazione ai responsabili della prevenzione. Sarebbe auspicabile non far lavorare il Consiglio su interventi di questo tipo”, ha concluso la consigliera.

La questione riguarda tremila attività turistico-ricettive in Toscana, ricorda Marras, che esprime “apprezzamento e ringraziamento alla commissione per aver accolto l’invito a trattare subito il problema e aver consentito un pronto intervento del Consiglio regionale”. C’è rammarico, aggiunge Marras, “perché siamo arrivati al punto che sono stati fatti sopralluoghi nei quali è stata ravvisata irregolarità per mancanza del titolo abilitativo”. Di qui l’iniziativa della mozione in estate, “mozione rimasta inevasa, mentre nel frattempo zelanti funzionari hanno provveduto a elevare verbali da migliaia di euro e addirittura ordinare la sospensione dell’attività ricettiva: una mazzata che mette a rischio l’intero settore. Per questo la legge che approviamo ora si è resa necessaria”. Il capogruppo del Partito democratico chiude con la “raccomandazione affinché il settore della prevenzione pensi anche che tra i suoi utenti ha il mondo produttivo di questa regione e gli utenti vanno guardati con grande rigore, ma anche con un’attenzione che va misurata con razionalità e buonsenso”.

09/10/2018 19.12
Regione Toscana


 
 

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