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PENA DI MORTE: LA TESTIMONIANZA DI DALE RECINELLA
Incontro, in Provincia, con la IV classe dell’ITC Enrico Fermi di Empoli

Gli studenti del Fermi con Rosalba Spini, Dale e Susan Recinella

“La pena di morte non ricade mai sui ricchi e potenti ma colpisce i malati di mente, i poveri, coloro che vivono ai margini della società”. Dale Recinella è da dieci anni assistente spirituale ufficiale e cappellano cattolico laico nelle prigioni della Florida e da oltre sette anni presta servizio di assistenza spirituale visitando, di cella in cella, i 370 uomini detenuti nel braccio della morte ed i circa 1500 uomini rinchiusi nelle celle d’isolamento, in custodia protettiva ed in isolamenti psichiatrico. Recinella è stato ospite della Provincia di Firenze su iniziativa della Presidenza del Consiglio provinciale, in collaborazione col Comitato Paul Rougeau, per parlare ad un gruppo di giovani della IV dell’ITC Fermi di Empoli di cosa è, oggi, la pena di morte negli Stati Uniti. La Vice Presidente del Consiglio provinciale Rosalba Spini ha ricordato la campagna in atto da parte della Provincia per: “Promuovere una serie d’incontri, coinvolgendo giovani studenti e cittadini, che sono particolarmente sensibili a queste tematiche. Intendiamo parlare agli studenti di che cosa è oggi la pena di morte, dove si attua e come è possibile far crescere la consapevolezza che questa è un modo di punire i crimini ingiusto e sbagliato”. Recinella, di chiare origini italiane (i nonni erano abruzzesi) ha raccontato come: “Per molti, negli Stati Uniti la pena di morte è ancora una risposta lecita per colpire chi si è macchiato di delitti. Ormai, tutta la famiglia del condannato a morte, e gli amici del condannato vengono coinvolti nell’esecuzione. La mia famiglia – ha raccontato Recinella – è stata coinvolta in prima persona perché conosceva Sacco e Vanzetti, i due italiani che all’inizio del secolo furono condannati, da innocenti, alla pena capitale. Io non posso parlare italiano, nonostante le mie origini. I miei genitori erano a conoscenza del caso Sacco e Vanzetti e fummo costretti a parlare in inglese per non rischiare di finire come loro”. Recinella, insieme alla moglie Susan che è psicologa, ha illustrato i tanti casi di condannati a morte, i giorni che precedono la loro esecuzione e come cerca di aiutare e sostenere moralmente e spiritualmente i familiari. “Quando si raccontano le storie dei condannati a morte – ha detto Recinella – ti rendi conto di come il sistema giudiziario sia fatto da uomini e, per questo, imperfetto. Sono cattolico – ha aggiunto Recinella – ma sono a disposizione di tutti: buddisti, ebrei, musulmani, atei. Il sistema giudiziario presenta tanti errori: non ci interessa sapere quale religione professa chi viene condannato a morte”.

23/10/2006 13.46
Provincia di Firenze