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LE MODIFICHE AL PIANO FAUNISTICO VENATORIO
Approvate dal Consiglio provinciale

Il Consiglio provinciale ha approvato le modifiche al Piano faunistico venatorio 2006-2010. 19 i sì, 2 no (PRC e Verdi) ed 8 astensioni (FI, AN, UDC). Respinto un emendamento dei Verdi. “Le modifiche al piano – ha illustrato l’assessore all’agricoltura, caccia e pesca Pietro Roselli – riguardano, in particolare, l’attività venatoria sugli ungulati di grossa taglia: caprioli, cervi, daini e cinghiali. La presenza degli ungulati, nella Provincia come del resto in tutta la Toscana, ha una dinamica che corre veloce. Gli animali sono aumentati a dismisura in questi ultimi anni e la popolazione di queste specie animali è aumentata in maniera considerevole con grossi squilibri e danni alle colture, alle cose e alle persone. uno squilibrio anche ai saggi principi della biodiversità. Porto solo un esempio curioso: in Provincia di Firenze non ci sono quasi più serpi e vipere perché falcidiate dai cinghiali che alterano, così, il criterio generale della biodiversità. Non essendoci più serpi ci sono più larve di zanzare. Il capriolo, che è una specie da salvaguardare e da proteggere, pone forte preoccupazione nei viticoltori perché il capriolo, a differenza degli altri ungulati, può gravemente e pesantemente danneggiare non solo il frutto maturo ma la pianta perché bruca i bocci. Il piano stabilisce, quindi, che se ci sono colture vitivinicole o frutteti è opportuno stabilire piani di contenimento e di abbattimento superiori. Inoltre, su punta al controllo dei predatori. Noi abbiamo una nostra vocazione territoriale alla selvaggina stanziale piccola: fagiani e lepri, starne e pernici. I predatori di queste specie sono le volpi, le faine e le donnole. Visto che è stata considerata insufficiente l’azione di controllo dei predatori si modifica il piano consentendo pratiche di controllo, che pensiamo più efficaci, e tali da consentire la produzione naturale delle covate di fagiani dei periodi primaverili. Infine, con questa variante al Piano faunistico intendiamo trasferire ai nostri due ATC più competenza e responsabilità nella fissazione nella gestione degli ungulati”. Ragazzo (Verdi) ha chiesto di modificare: “La registrazione del cacciato. I cacciatori hanno fino a 48 ore per potere denunciare e registrare ciò che hanno cacciato mentre, fino ad oggi, il tempo a disposizione era 24 ore o meno. Dare più tempo ai cacciatori per potere denunciare e registrare quello che hanno cacciato introduce elementi di incertezza e ambiguità. L’altro punto è relativo all’utilizzo dei cani per la cattura. Si reintroduce un elemento che porta ad avere più strumenti possibili per il cacciare per potere compiere la sua attività venatoria. E noi cerchiamo, invece, di limitare e razionalizzare al massimo l’attività venatoria”. Per Malquori (PD): “Già in un protocollo d’intesa, sottoscritto dall’Amministrazione provinciale con l’allora istituto della fausta selvatica, del maggio 2003, recepiva alcune metodologie riguardo alla compatibilità sul territorio ed il contenimento e la salvaguardia di alcune specie laddove queste fossero entrate in una sorta di crisi riproduttivo o comunque censita. Le volontà degli imprenditori agricoli devono essere salvaguardate in primis. Il loro reddito proviene da quel tipo di lavoro e non possiamo mischiare un’attività imprenditoriale con l’attività venatoria ritengo, però, che il piano poteva essere sicuramente migliorato rispetto a come era stato predisposto. Le modifiche potevano essere più calzanti e più precise senza andare a stravolgere l’assetto del piano originario”. Contrario si è detto Targetti (PRC): “Riconosciamo che alcuni animali creano problemi sia all’agricoltura che al territorio, dunque è bene tenerli sotto controllo ma non siamo d’accordo sul nuovo ruolo che viene dato agli ATC, agli ambiti territoriali di caccia, un diverso ruolo che non condividiamo”. Bevilacqua (FI) ha sottolineato che: “In Commissione ci siamo accorti che alcune associazioni non erano al corrente dei passaggi e delle modifiche al Piano venatorio. Questo ci ha sorpreso visto che in questi casi una concertazione è alla base del risultato positivo della delibera. Vediamo un lato positivo, che è quello di una maggiore delega nei confronti degli ambiti territoriali di caccia; abbiamo invece alcune perplessità per quanto riguarda sia la mancanza di coraggio da parte dell’Amministrazione Provinciale, nell’andare ad individuare quelle aree non vocate alla presenza di fauna, così come per quanto riguarda la definizione di colture di pregio. Non siamo andati ad individuare quelle che vengono definite colture di pregio e che, in qualche misura, incidono anche sul piano faunistico, in merito agli abbattimenti e alla non vocazionalità del territorio”. Infine Gori (PD): “Per una materia così complessa come quella dell’attività venatoria occorre prendere delle decisioni che in qualche modo siano il frutto di una saggezza di fondo. Mi sembra che le modifiche al piano colgano questo obiettivo ed ha fatto bene la giunta a non irrigidirsi nella definizione di aree vocate, o non vocate alla caccia”.

16/07/2008 14.37
Provincia di Firenze