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MAGGIO MUSICALE FIORENTINO, NASCOSTI (PDL): "RILANCIO"
“Partire dal cambiamento ed il cambiamento può partire solo da Firenze”

“Il Decreto può dare degli strumenti, non la consapevolezza che il cambiamento sia irrinunciabile. Razionalizzare la spesa è l'unica strada, ma stabiliamo i criteri con quale riorganizzarla”. Sono queste le parole del Consigliere regionale e provinciale del Pdl Nicola Nascosti che interviene sulla questione del Maggio musicale Fiorentino alla fine di un lungo percorso di consultazione nell'ambito della celebre fondazione lirica.
"Il decreto parte da una esigenza sacrosanta - continua Nascosti - che nasce dall'esigenza di razionalizzare la spesa e di riportare la gestione del Maggio musicale fiorentino ad una riorganizzazione oculata delle risorse e ad una necessaria ottimizzazione delle opportunità che la grande professionalità e qualità che le maestranze del Maggio indubbiamente offrono.
Chi si aspettava dal Decreto Bondi la soluzione degli annosi problemi della Fondazione fiorentina sbagliava di grosso poiché è oltremodo necessario che la spinta per il rilancio culturale della manifestazione, rilancio culturale che sott’intende anche una buona gestione amministrativa, parta prima di tutto all'interno del Maggio.
Infatti questo è un punto di partenza dal quale poter partire. Le risorse saranno in prospettiva sicuramente meno, data la difficile congiuntura economica ma anche la dannosa gestione che in questi ultimi anni si è vista nel Maggio.
E' necessario in questo contesto aprire l'Istituzione del Maggio al mondo dei privati e a tutti coloro che dall'indotto del Maggio hanno sempre ricevuto opportunità di lavoro. Il ruolo fondamentale lo devono giocare le Istituzioni che devono ricucire a mettere intorno ad un tavolo tutti quegli attori che ad oggi potrebbero realmente avere interesse ad investirci. In una città in cui i privati e Confindustria stessa hanno compreso fino in fondo il valore della cultura, essendo stata per prima a promuovere la “Davos” della cultura a Firenze, coinvolgerli in un ragionamento reciprocamente utile sulla cultura non dovrebbe essere cosa impossibile. In questa ottica il Decreto dovrebbe avere più coraggio, superando il limite della de-fiscalizzazione dei contributi alle Fondazioni liriche.
Sicuramente dobbiamo rendere appetibile investire nella cultura, riflettendo anche sul fatto che per primi i grandi soggetti economici del territorio hanno perso interesse ad investire nel Maggio. Per primo il Monte dei Paschi, che investe meno, come la Fondiaria SAI. Segno di un territorio che sgretola il legame con il proprio "capitalismo" e che una buona politica territoriale deve saper riattrarre ad investire sul territorio. Questo, ovviamente non solo per il futuro del Maggio, ma di Firenze.
E' oltremodo necessario incidere in modo pesante su alcuni punti che strutturalmente creino le migliori condizioni per favorire il ritorno dei privati e degli investimenti in generale:
-Ottimizzazione della gestione delle maestranze e degli artisti legati al Maggio Fiorentino: ovvero riuscire ad aumentare notevolmente l’offerta della Fondazione in modo tale da creare maggiore impegno, e dunque sfruttamento dei dipendenti e dei collaboratori. E’ impensabile infatti che le maestranze e gli artisti del Maggio lavorino meno di quelli di Fondazioni come quella della Scala che ha lo stesso livello qualitativo di quella fiorentina.
Questa scelta è una scelta manageriale che non compete ai dipendenti ma deve essere compiuta da qualsiasi soggetto che a qualsiasi titolo intende rilanciare il ruolo ed il futuro del Maggio. Senza i conti in ordine non c’è futuro per la cultura, neppure per il Maggio.
-Dare alla Fondazione uno strumento, o meglio, un regolamento per evitare gli eccessivi costi della politica ed i costi esorbitanti di alcune produzioni. Lavorare per il Maggio è e deve essere di per se un opportunità per un artista, mai un sacrificio.
-Calmierare e comunque ammortizzare i costi delle produzioni aumentando gli impegni nazionali ed internazionali, le tournee e le rappresentazioni. Nel mondo c’è desiderio d’Italia, di Firenze e di Opera con la O maiuscola. Per l’immagine di Firenze ed il suo appeal di città culturale questo è un opportunità oltre che una necessità.
-Promuovere maggiore collegialità nella determinazione delle scelte artistiche che dovranno interessare prima di tutto l’immagine e la storia del Maggio, poi la celebrità del Direttore artistico di turno.
Questo sforzo di riorganizzazione non può venire da un Decreto del Governo, ma da criteri di organizzazione interni che solo gli organi di gestione possono dare. Sta ai soci e alla politica imporre che la diminuzione delle risorse a disposizione inneschi un circuito virtuoso volto al miglioramento dello sfruttamento dei punti di forza del Maggio.
Serve maggiore responsabilità e minor conflitto: personalmente vengo da un percorso di ascolto delle varie realtà del Maggio (amministrativi, orchestrali, artisti etc) mondi ad oggi messi in contrapposizione per vari motivi, molto spesso nel silenzio della dirigenza della Fondazione: questa contrapposizione fa male a Firenze e deve cessare partendo dalla volontà di continuare un percorso nell'eccellenza. Il Decreto può dare degli strumenti, ma non la consapevolezza che il cambiamento sia inevitabile.
Il Decreto ha comunque qualche lacuna, come appunto il rimando della defiscalizzazione delle donazioni, come il blocco dei tourn over e dei patti integrativi del personale, che viene compensata dalla disponibilità del Ministro Bondi a sedersi intorno ad un tavolo per trovare una soluzione che sia figlia della volontà di cambiare passo, nella consapevolezza che solo se la dirigenza territoriale della Fondazione, sia artistica che amministrativa, può essere il motore della reale ottimizzazione della spesa. Il Cambiamento parte da Firenze e dal ruolo strategico che la politica locale ha della fondazione.”

20/05/2010 17.49
Provincia di Firenze