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BANCHE: CEDACRI, POSTI DI LAVORO A RISCHIO A FIRENZE
La Provincia con la Regione Toscana e altri Enti locali affronta la questione della controllata C-Global

L'azienda di servizi bancari Cedacri chiude due sedi in Toscana: altri 200 posti lavoro, con le loro famiglie, a rischio - osservano i consiglieri provinciali di Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi - di cui 17 nella sede di Firenze. Sulla questione Rifondazione comunista ha presentato una domanda d'attualità alla Giunta provinciale alla quale ha risposto l'assessore provinciale al Lavoro Elisa Simoni, impegnata con la Regione Toscana ed altri Enti locali ad affrontare la questione. Simoni ha ricostruito la vicenda. Il gruppo Cedacri, di proprietà di 25 istituti di credito, è leader in Italia nei servizi informativi per tutto il mondo bancario e finanziario. L'azienda annovera, tra i clienti, banche di ogni tipologia e dimensione, nonché filiali italiane di importanti realtà estere. C-Global spa, nata nel 2007, è una controllata del gruppo Cedacri, frutto di una fusione di 4 società leader nell'outsorcing bancario. Attualmente C-Global è in fase di riorganizzazione ed è stata prevista la chiusura di due sedi toscane di Pisa (65 dipendenti) e Firenze (17). Ma bisogna tenere conto anche dell'indotto delle due sedi. Secondo le organizzazioni sindacali i posti a rischio sarebbero 200 (150 nell'indotto). I sindacati hanno denunciato per parte loro che l'azienda avrebbe proposto ai lavoratori interessati di trasferirsi nella sede principale di Collecchio (Parma) e che sia stata creata all'interno del Gruppo una società, la Cedacri international, con sede in Moldavia, che offrirebbe gli stessi servizi a prezzi notevolmente più bassi. Il 19 agosto scorso le parti si sono incontrate e l'azienda ha confermato le sue decisioni. Il 25 agosto si è tenuto un incontro triangolare promosso dalle istituzioni pisane mentre il 27 a Parma si sono nuovamente incontrati sindacati e azienda, senza alcun risultato. Il 6 settembre una nuovo riunione non ha dato esiti positivi.
"E’ inaccettabile che si pensi di aumentare i profitti di un’azienda già sana e sufficientemente produttiva utilizzando il Dumping sociale - hanno commentato Calò e Verdi - questo fenomeno per cui la massimizzazione del profitto viene perseguita anche a costo della violazione dei diritti dei lavoratori". Grandi imprese come la Cedacri che in Italia "sarebbero costrette a osservare leggi e contatti, spesso spostano le loro fabbriche in Paesi dove le leggi o i controlli sono più lassi; dove possono utilizzare il lavoro minorile, dare bassi salari, fornire condizioni di lavoro precarie in materia di salute e sicurezza".


15/09/2010 14.59
Ufficio Stampa Consiglio provinciale