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Diocesi di Prato
Sabato 7 febbraio la città di Prato consegna il Premio Santo Stefano a tre aziende del distretto tessile
Le ultime notizie dalla Diocesi. Cena di coppia in parrocchia per festeggiare San Valentino. La Madonna della Cintola di Giovanni Pisano lascia la Cattedrale di Prato per essere restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure. Studenti di restauro a lavoro sulle sinopie di Paolo Uccello. L'associazionismo pratese scende in strada per chiedere una pace «disarmata e disarmante». la festa dei giornalisti con il vescovo Giovanni Nerbini. Dialoghi sulla persona, tre serate per capire il nostro tempo
5 febbraio 2026 - Si terrà sabato 7 febbraio la cerimonia di consegna del Premio Santo Stefano 2025-2026. Nell’auditorium della Camera di Commercio di Prato è in programma la sedicesima edizione di quello che simpaticamente viene chiamato lo «Stefanino d’oro», il riconoscimento che la città conferisce a quelle aziende del territorio capaci di avere successo nel pieno rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori.

I nomi di vincitori sono quelli annunciati dal vescovo Giovanni Nerbini nel giorno del patrono Santo Stefano, lo scorso 26 dicembre in cattedrale. Si tratta di Filati Omega di Vaiano, Luilor con sede a Montemurlo e la pratese Brachi Testing Services. Sono tre aziende del comparto tessile che rappresentano la complessità e l’eccellenza del distretto di Prato.

Il Premio Santo Stefano nacque sedici anni fa con l’obiettivo di valorizzare le tantissime aziende di successo presenti sul territorio pratese. L’iniziativa, presentata questa mattina alla stampa, è promossa congiuntamente da Diocesi, Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Camera di Commercio di Pistoia e Prato, Comune di Montemurlo. Una unità di intenti che ha portato a premiare negli anni 57 aziende del distretto produttivo locale. Di queste, 38 sono del comparto tessile, mentre le altre sono impegnate in diversi settori: alimentare, edile, elettronica e hi-tech, cosmetico e meccanico.

«Ci sono arrivate una ventina di candidature e abbiamo ricevuto quasi cento segnalazioni attraverso il sito web della Diocesi di Prato – ha affermato Gabriele Bresci, segretario del comitato promotore del Premio – ogni azienda è stata oggetto di analisi, alcune le monitoriamo da anni per verificare che siano davvero delle realtà meritevoli. Possiamo confermare che i vincitori di questa sedicesima edizione sono stati scelti con criterio e con il consenso di tutto il comitato».
La cerimonia in programma sabato prossimo è curata da Tv Prato e sarà condotta dalla giornalista Arianna Di Rubba. Partecipano i titolari e i dipendenti delle tre aziende vincitrici – il Premio è assegnato all’impresa nel suo insieme – i promotori dell’iniziativa e le istituzioni cittadine.

L’ospite sarà Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, noto per essere uno dei principali teorici e promotori dell’economia di comunione e dell’economia civile. L’evento sarà trasmesso da Tv Prato lo stesso giorno, sabato 7 febbraio, alle ore 21,05.

Hanno detto. «Il Premio Santo Stefano ha assunto ormai una sua ritualità anche se non è un semplice “rituale” – ha detto Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato – è una iniziativa importante perché fa scoprire, prima di tutto a noi stessi, realtà imprenditoriali di assoluta eccellenza. Quando qualcosa era fatto bene un tempo di diceva che era “a regola d’arte”, ecco noi premiamo tutto questo: il saper fare con la testa e con il cuore».

Catia Baroncelli, segretario generale della Camera di Commercio di Pistoia e Prato, a nome della presidente Dalila Mazzi ha confermato il rinnovato impegno nell’organizzazione dello Stefanino d’oro, «perché crediamo nel suo messaggio positivo e nella narrazione di quello che è realmente Prato e il suo territorio ricco di creatività». Per l’Amministrazione comunale era presente la sub commissaria Renata Castrucci, che ha sottolineato «le motivazioni che hanno portato alla scelta delle tre aziende vincitrici, perché evidenziano professionalità e una efficienza produttiva che fanno onore a tutto il distretto».

Da tre anni nel comitato promotore del Premio è entrato anche il Comune di Montemurlo, nel cui territorio sono presenti varie aziende vincitrici del Premio. Quest’anno c’è Luilor. «Anche quest’anno siamo felici di premiare le aziende migliori del nostro tessuto sociale – ha detto Giuseppe Forastiero, assessore alla cultura del Comune di Montemurlo –, troppo spesso quando di parla del territorio pratese emergono i problemi e non le eccellenze che abbiamo, invece esistono realtà che sanno lavorare con qualità e nel rispetto dell’ambiente».

La consigliera provinciale Rita Biagi ha ribadito e «l’importanza di onorare gli imprenditori, visto il per difficile periodo economico e sociale che si trovano a dover affrontare. L’imprenditore è al vertice della società, perché produce lavoro e ricchezza, e noi siamo chiamati a sostenerlo».

Lo Stefanino d’oro 2025-2026

Un Santo Stefano del nostro tempo, realizzato con materiali comuni provenienti da macchinari dell’industria tessile. È l’idea che monsignor Daniele Scaccini – vicario generale della Diocesi di Prato e autore per la terza volta del Premio – ha voluto sviluppare per realizzare lo «Stefanino d’oro» numero sedici.

Mons. Scaccini, che è anche architetto e artista, lo descrive così: «È un insieme di elementi metallici dorati giustapposti, incernierati tra loro e collegati insieme, in modo da costituire l'ossatura e lo scheletro del Santo, come a descrivere l'interazione e il collegamento che, nello spirito del premio si sostanzia nelle tre formule di assegnazione del premio stesso: scienza, coscienza, innovazione. Elementi semplici che, nel loro combinarsi e legarsi ad un territorio, attraverso le aziende, ne rappresentano l'ossatura e l'identità».

Negli anni gli Stefanini sono stati realizzati dagli artisti Gabriella Furlani, Giuseppe Guanci e Vincenzo Gennaro.


Le tre aziende vincitrici

Brachi Testing Service srl. Dal 1977, la Brachi Testing si occupa di controllo della qualità per l’industria della moda su capi di abbigliamento, calzature, articoli in pelle, accessori e rivestimenti. Offre consulenze personalizzate in processi di sviluppo, verifica e di controllo dei prodotti, siano essi materie prime, semilavorati o prodotti finiti.

Attraverso principi di professionalità, riservatezza e affidabilità hanno saputo adottare misure di espansione dei propri servizi in gran parte del mondo e in particolare nel continente asiatico.


Luilor spa. Azienda tessile che opera come produttore di tessuti per arredamento e tessuti per accessori del settore moda. Attraverso principi che coniugano tradizione, innovazione e sostenibilità ha saputo garantire un alto benessere aziendale, privilegiando investimenti nell’ecosostenibilità dei cicli produttivi a favore dell’intera collettività grazie anche alla collaborazione di professionisti e progettisti interni di altissima professionalità.

Filati Omega srl. Azienda d’eccellenza nella produzione di filati cardati attiva fin dal 1962, ha saputo, nel ricambio generazionale, ideare modelli replicabili di produzione ecosostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle materie prime, creando uno sviluppo aziendale di virtuosa efficienza produttiva.


La scheda del Premio 2025-2026

«Il desiderio di rappresentare colui al quale è intitolato il premio, cioè il Protomartire Stefano, patrono della città e Diocesi di Prato, è la stata la prima ispirazione per partire nel progetto e nella ricerca degli elementi per la sua realizzazione.

Infatti le realizzazioni artistiche precedenti si erano concentrate su elementi simbolici riguardanti singoli elementi che richiamavano gli aspetti del lavoro e della città o del protomartire stesso, attraverso materiali o elementi simbolici.

La realizzazione di un Santo Stefano che descrivesse il nostro tempo, e al tempo stesso fosse un riconoscibile "Stefanino D'oro", l'ho individuato nella scelta di materiali comuni ai macchinari e alla strumentazione tecnica dell'industria. Un insieme di elementi metallici dorati giustapposti, incernierati tra loro e collegati insieme, in modo da costituire l'ossatura e lo scheletro del Santo, come a descrivere l'interazione e il collegamento che, nello spirito del premio si sostanzia nelle tre formule di assegnazione del premio stesso: scienza, coscienza, innovazione. Elementi semplici ma che nel loro combinarsi e legarsi ad un territorio, attraverso le aziende, ne rappresentano l'ossatura e l'identità.

Questo corpo è coperto da un abito, costituito da una rete metallica che forma un manto la cui parte frontale si divide in tre lembi; appunto, scienza coscienza e innovazione, e alla cui estremità e posteriormente sono colorati di rosso (simbolo del martirio e blu, colori che simboleggiano la città e la diocesi di Prato. La rete è il simbolo della molteplicità degli aspetti che collegano il lavoro delle aziende del distretto ad una rete di diffusione che varca i confini della città e si espande per far conoscere la realtà dell'ingegno del comparto industriale e manifatturiero.

La testa del Santo, realizzata con un elemento tessile metallico circolare porta il segno del martirio, come nella iconografia comune del Santo, con una pietra realizzata in resina, elemento che rappresenta le difficoltà del nostro tempo e al tempo stesso la sfida attraverso innovazione e creatività. Il tutto è coronato dalla palma del martirio, la quale ricollega e chiude il manufatto».

Cena di coppia in parrocchia per festeggiare San Valentino

5 febbraio 2026 - Probabilmente è il santo più ricordato del calendario liturgico, anche da chi proprio non si riconoscerebbe come credente. La prossima settimana tornerà San Valentino, il 14 febbraio, giorno consacrato agli innamorati di tutte le età. Difficile ignorarlo: una serata al cinema, una cena romantica, un regalo, un semplice pensiero per la persona amata, sono appuntamenti a cui non si può mancare in questo giorno. Ed ecco allora l’idea lanciata dalla Pastorale familiare della Diocesi di Prato: perché non celebrare in modo speciale questa ricorrenza, vivendola appieno, certo, ma alla luce della fede e dell’amore di Dio, del quale il legame di coppia è un personalissimo riflesso? Di qui l’idea di proporre una «Cena di coppia» che consenta di gustare buon cibo, musica, ma anche piccole esperienze spirituali, «per gustare il proprio amore riflesso di quello di Dio».

L’appuntamento – ovviamente per il 14 febbraio – è nel salone della parrocchia dell’Ascensione, al Pino (via Galcianese, 20/p). Chi fosse interessato deve confermare entro il 9 febbraio chiamando Cristina (335 8290934) o Angela (349 4624498, solo il pomeriggio). Il ricavato della serata servirà a finanziare iniziative pastorali.

La Madonna della Cintola di Giovanni Pisano lascia la Cattedrale di Prato per essere restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure
L’opera, una scultura in marmo del Trecento, è tra i capolavori della città e da secoli rappresenta il legame tra il Sacro cingolo di Maria e la comunità pratese



L’intervento sarà anche l’occasione per uno studio approfondito della produzione artistica di Giovanni Pisano, tra i grandi innovatori della scultura gotica
Un momento storico per il patrimonio artistico pratese: la Madonna della Cintola, capolavoro scultoreo di Giovanni Pisano custodito nella Cattedrale di Prato, ha lasciato temporaneamente la sua sede per essere sottoposta a un importante intervento di restauro e studio presso i laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il prestigioso istituto del Ministero della Cultura per il restauro e la conservazione di opere d’arte.

L’opera, realizzata nel Trecento, è tra i capolavori della città ed è collegata al culto del Sacro Cingolo di Maria, la preziosa reliquia simbolo religioso e civile di Prato. La scultura, che raffigura Maria con il Bambino in braccio, si trova sull’altare della Cappella della Sacra Cintola ed è conosciuta e venerata dai pratesi da oltre sette secoli.

Il trasferimento nei Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, lunedì 2 febbraio. Qui l’opera di Giovanni Pisano sarà oggetto di studio e di un intervento conservativo affidato all’équipe del Settore di restauro materiali lapidei dell’OPD, diretto da Tommaso Castaldi. Si tratta di un’importante operazione che, come avviene per tutti i restauri condotti dall’Istituto fiorentino, affiancherà le attività di restauro con indagini diagnostiche a cura del Laboratorio scientifico dell’OPD, con l’obiettivo anche di condurre uno studio delle tecniche di doratura e policromia della scultura del XIV secolo, in particolare nella bottega di Giovanni Pisano.

«Su proposta dell’Opificio e con la disponibilità del Capitolo della Cattedrale, la Diocesi di Prato ha deciso di restaurare la Madonna della Cintola, una immagine verso la quale è fortissima la devozione dei pratesi – afferma monsignor Daniele Scaccini, vicario generale della Diocesi di Prato e direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali –. In virtù di questo legame tra l’opera e la città, e per non lasciare l’altare privo del suo coronamento, è stata inserita fino alla fine del restauro una copia novecentesca della scultura». Per Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato, «affidare la Madonna della Cintola alle mani esperte dell'Opificio è una scelta di responsabilità verso il futuro di una delle più importanti opere del patrimonio artistico, storico e religioso della nostra città».

«Per l’Istituto che ha già lavorato su opere dello scultore, cito da ultimo il monumento a Margherita di Brabante, conservato a Genova, sarà ulteriore occasione per approfondire la conoscenza di un artista geniale, capace di invenzioni toccanti, garantendo nel contempo a questa specifica opera le più adeguate condizioni di conservazione» commenta Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure.

Lo studio della scultura, che lascia il territorio pratese per la prima volta dopo sette secoli, sarà dunque l’occasione per realizzare in città un progetto di conoscenza e valorizzazione dell’opera e della produzione artistica di Giovanni Pisano, uno dei grandi innovatori della scultura gotica.

Breve descrizione dell’opera

La Madonna della Cintola di Giovanni Pisano è indubbiamente tra le opere somme conservate nella Cattedrale di Santo Stefano a Prato. Non ci sono notizie certe sulla datazione dell’opera, ascrivibile alla tarda attività di Giovanni Pisano (1248 ca. – 1318), entro il 1315, probabilmente dopo gli anni dieci del Trecento, mentre sono documentati gli spostamenti all’interno del duomo pratese che ne attestano la sua appartenenza all’altare della Sacra Cintola sin dall’origine. La scultura era conservata sul primo altare della Cintola, nel transetto del Duomo e fu in seguito trasferita nel secondo altare, la cui costruzione è documentata nel 1346 nella navata destra della chiesa in prossimità dell’ingresso principale. Dal 1395 è invece attestata nell’attuale Cappella della Cintola, sul cui altare, contenente la reliquia, la scultura marmorea è tuttora venerata come Madonna della Cintola.

L’importanza devozionale della Madonna della Cintola ha avuto il sopravvento sugli studi, spesso impossibilitati dalla scarsa leggibilità dell’opera vestita con mantelline di stoffa che hanno aumentato la difficoltà di visione ravvicinata della scultura.

La figura della Vergine è impostata su una pronunciata linea serpentinata che conferisce un forte slancio verticale e un dinamismo fluido. Tra le figure Madre e Figlio si instaura un dialogo intimo e psicologico, poiché la Vergine sostiene il Bambino sul braccio sinistro ed i due si guardano intensamente, mentre il Bambino compie un gesto di estrema tenerezza, afferrando la corona della Madre.

La scultura è conosciuta come Madonna della Cintola pur non avendo le caratteristiche di questo soggetto iconografico, poiché non raffigura la Vergine durante la sua Assunzione in cielo mentre dona la propria cintura all'apostolo Tommaso. La denominazione è dovuta al fatto che da sempre si trova sopra l’altare della reliquia pratese e per questo ne assume il titolo nella denominazione.


Studenti di restauro a lavoro sulle sinopie di Paolo Uccello

29 gennaio 2026 - Un gruppo di sette studenti è al lavoro per monitorare e ripulire le sinopie di Paolo Uccello custodite nel complesso di San Domenico a Prato. Grazie a una convenzione tra la Diocesi e l’Istituto per l’arte e il restauro di Palazzo Spinelli a Firenze è iniziata una attività di manutenzione dei disegni preparatori – appunto le «sinopie» – di due importanti affreschi dipinti nel Quattrocento dal grande artista fiorentino per il duomo di Prato. Queste opere furono realizzate da Paolo Uccello per la cappella dell’Assunta e raffigurano La Natività della Vergine e la Disputa di Santo Stefano.

Le sinopie di questi due affreschi fanno parte della collezione del Museo di Pittura murale in San Domenico, attualmente chiuso perché in attesa di un futuro allestimento.



«Siamo contenti di annunciare questa collaborazione tra la Diocesi e l’Istituto di Palazzo Spinelli – dice Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato – perché è fondamentale per la conservazione del patrimonio artistico compiere periodicamente una campagna di monitoraggio e manutenzione, al fine di evitare restauri di situazioni di alto rischio per le opere d’arte».



Gli studenti impegnati con le sinopie di Paolo Uccello sono quattro giovani italiani, una cinese, una belga e una austriaca, tutti al secondo anno di studi. La docente responsabile del progetto è Irene Ugolini. «Queste sinopie sono state restaurate nel 2012 – spiega la professoressa Ugolini – il nostro compito è quello di eliminare le polveri depositate e controllare eventuali consolidamenti. Con l’occasione compiremo una mappatura delle opere e le studieremo da un punto di vista tecnico e storico». Il lavoro viene compiuto un giorno a settimana e impegnerà il gruppo per almeno due mesi.



Le sinopie di Paolo Uccello oggetto di manutenzione provengono da due «lunette» e come detto appartengono al ciclo di affreschi della cappella dell’Assunta nella cattedrale di Prato. Oltre a queste, nel Museo di Pittura murale di San Domenico si trovano altre sinopie di valore provenienti dal territorio pratese, tra queste ricordiamo il tabernacolo di Sant’Anna a Figline e quello del Ceppo.

Per realizzare un affresco i pittori tracciavano sul primo strato di intonaco un disegno preliminare fatto con la terra di Sinope, un pigmento rosso proveniente dalla Turchia, da cui la tecnica prende il nome. La sinopia era dunque una specie di guida per il pittore, che permetteva di definire la composizione e le proporzioni dell’opera finale. Una testimonianza del passato «utile per capire la tecnica di esecuzione dell’artista, come lavorava e come preparava il disegno», conclude Irene Ugolini.

La festa dei giornalisti con il vescovo Giovanni Nerbini

22 gennaio 2026 - «Ritrovarsi, parlare, ragione insieme è importante, ma allo stesso tempo è necessario disarmare la comunicazione da odio e pregiudizi, come ci insegna Papa Leone, il cui stile sobrio e mite, in un mondo eccessivo e anche aggressivo, dovrebbe essere d’esempio per tutti». Lo ha detto il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini incontrando questa mattina i giornalisti in Seminario. L’occasione era la festa di San Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione, organizzata dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali insieme a Ucsi Toscana.

Ospite dell’incontro è stato Matteo Matzuzzi, capo redattore e vaticanista del quotidiano il Foglio. Intervistato da Giacomo Cocchi, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Prato, Matzuzzi ha parlato di Papa Leone e del suo stile comunicativo: quello di un pontefice riflessivo che studia i dossier, prega molto e parla in modo misurato, che legge i testi e non va mai a braccio. «Disarmare le conversazioni significa che non ha ragione chi alza la voce più degli altri – ha osservato ancora monsignor Nerbini riferendosi al pensiero di Papa Leone XIV – né chi per esporre il proprio pensiero mette sotto accusa l’altro».

Ha portato un saluto padre Armando Zappa, sacerdote missionario dell’Operazione Mato Grosso, tornato a Prato dal Perù per un breve periodo. Da alcuni anni è impegnato a Chimbote, una baraccopoli poverissima, senza l’acquedotto, senza le fogne e senza i servizi essenziali. Qui, grazie al sostegno dei tanti gruppi missionari presenti in Italia, padre Armando è riuscito ad aprire asili, scuole e una grande mensa che ogni giorno dà da mangiare a settecento persone.

Al termine della mattinata il Vescovo ha ringraziato i partecipanti all’incontro, circa una quarantina, appartenenti ai mezzi comunicazione e agli uffici stampa presenti in città, per l’impegno quotidiano di informazione, un lavoro prezioso e utile alla comunità. «Il mio augurio è che siate sempre capaci di rappresentare tutte le voci, che diate spazio alla pluralità, solo così si possono alimentare dibattiti culturali, politici ed economici nei quali i cittadini hanno la possibilità di poter valutare e di conseguenza scegliere», ha concluso monsignor Nerbini.

Dialoghi sulla persona, tre serate per capire il nostro tempo. Primo appuntamento con Alberto Pellai

13 gennaio 2026 - «Dialoghi sulla Persona: Capire, Immaginare, Agire». È il titolo del ciclo di incontri promosso dal Consiglio pastorale della parrocchia di Santa Maria delle Carceri di Prato. L’iniziativa, sviluppata da un gruppo di lavoro della parrocchia e del polo educativo Sant’Anna nasce dalla convinzione che, per essere protagonisti del nostro tempo come cittadini e – per chi lo è – come cristiani, sia indispensabile interrogarsi e dialogare sui grandi temi che segnano il presente.

Il primo dei tre appuntamenti in programma è di grande richiamo: l’ospite sarà Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e autore di libri di grande successo, tradotti in quindici nazioni. Nel 2004 ha ricevuto dal Ministero della salute la medaglia d’argento al merito della sanità pubblica. È divulgatore scientifico e collabora con i principali media nazionali. Ogni giorno, i suoi profili social sono seguiti da 200mila persone. La prima serata, con inizio alle 21, s intitola «Allenare alla vita» ed è in programma giovedì 5 febbraio all’auditorium della Camera di Commercio (ingresso da via Pelagatti, 17). La partecipazione è libera, ma occorre prenotarsi attraverso il sito www.eventbrite.it (cercare l’evento «Allenare alla vita»).

Durante la serata si discuterà su come e perché ripristinare l’autorevolezza educativa ed affettiva dell’adulto, grazie proprio alla presenza di un grande esperto come Alberto Pellai.

Questi gli altri incontri. Martedì 21 aprile, «AI generativa: sfide per la comprensione umana», con la professoressa Emilia Palladino, docente alla Pontificia università Gregoriana di Roma. Giovedì 25 giugno, «Il carcere tra dignità umana e rieducazione», con relatore il professor Giuseppe Caputo dell’Università di Firenze, insieme ad altri esperti e testimoni del mondo del carcere. Gli incontri si svolgeranno presso l’auditorium della Camera di Commercio in orario serale, aperti al pubblico e gratuiti.

«Crediamo che solo attraverso il confronto e la riflessione sia possibile costruire una comunità più consapevole e responsabile – scrivono gli organizzatori –, vogliamo aprire nuovi orizzonti e saper adattare alle croci dell’ora presente la parola consolatrice del Vangelo con un linguaggio adatto all’uomo di oggi».



«Fede e politica», quattro incontri per parlare dell'impegno sociale dei cristiani

9 gennaio 2026 - Sarà dedicata al tema «fede e politica» la tradizionale Settimana teologica promossa dalla Diocesi di Prato. Per favorire la partecipazione dei laici, quest’anno gli incontri si terranno in orario serale. Gli appuntamenti in programma sono quattro, tutti alle ore 21, e si svolgono nell’antico refettorio di San Domenico (tranne l’ultimo incontro che sarà nel Seminario vescovile).

Si comincia lunedì 12 gennaio con Luciano Manicardi, monaco della Comunità di Bose, che parlerà de «L’impegno cristiano nel mondo alla luce della Parola». La serata è introdotta dal vescovo Giovanni Nerbini.

Martedì 13 gennaio, su «Chiesa e vita politica italiana dall’inizio del Novecento ad oggi» si soffermerà invece il professor Riccardo Saccenti, docente di storia della filosofia medievale presso l’Università degli studi di Bergamo.

Mercoledì 14 gennaio, la relazione della professoressa Daniela Ropelato, docente di Scienza politica presso l’Istituto Universitario Sophia (Loppiano), verterà su: «Il “Manifesto” di Trieste».

Infine, giovedì 15 gennaio, si chiude la settimana con l’intervento del professor Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia Politica, Facoltà di Filosofia (Pontificia Università Gregoriana, Roma), su «La spiritualità della politica».

La partecipazione è libera e aperta a tutti.

06/02/2026 11.12
Diocesi di Prato


 
 


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