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Redazione di Met
Medì, "Le città vogliono vivere: la luce della speranza e del dialogo per un nuovo Mediterraneo"
Le testimonianze degli ospiti al convegno internazionale di Sant'Egidio. Giani: "Dalla Toscana nasca una nuova storia di centralità dell’uomo e della cultura". Moby Prince, Romboni ricorda Loris Rispoli: “A distanza di 35 anni la ferita nel cuore della città non si è ancora rimarginata. Tutte le vittime richiedono verità e giustizia”
Molte voci - da ben dieci città del Mediterraneo - hanno animato il convegno internazionale “Medì” promosso a Livorno dalla Comunità di Sant’Egidio, raccogliendo sfide e speranze verso un futuro di pace. Il Mediterraneo, luogo di straordinaria importanza, è stato con la sua gente il protagonista di questa due giorni al Teatro Goldoni di Livorno, che ha raccolto un folto pubblico, il vasto mondo delle società civili, persone di ogni età, comunità straniere, studenti.

Ad apertura il saluto del sindaco Luca Salvetti che ha sottolineato come “Livorno sia un esempio per le iniziative dedicate in questi anni e fino ad oggi alla pace, alla solidarietà, all’accoglienza, muovendosi sempre con cuore e cervello”, mentre a chiusura della prima giornata, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha detto: "Sento la necessità di rivendicare per la Toscana un ruolo significativo nel ribadire la centralità dell'essere umano, ponendosi tra il Mediterraneo e l’Europa. La sua cultura, da sempre umanistica, deve tornare centrale ed è l’unica che può trasformare il mondo".

Molti interventi si sono susseguiti nelle due giornate: da Ada Serhan scrittore, poeta e accademico di Istanbul che ha ricordato come “Istanbul sia oggi attraversata da tre fratture, culturale, politica e geografica, ma resta centrale per il futuro del Mediterraneo” a Jaume Muñoz Jofré, storico e responsabile dei progetti UNESCO per il comune di Barcellona, che ha sottolineato come “Barcellona è una città che dalla fine dell’800 si è evoluta molto, fino ad arrivare alla città che è oggi, multiculturale, viva, la cui luce illumina le persone che vengono a visitarla” fino a Maria Arampatzi, linguista originaria di Salonicco, che parlando del Mediterraneo ha evidenziato come “la bellezza, a storia e la cultura millenaria del Mediterraneo è un patrimonio di cui tutti siamo in gran parte eredi”.

Nella quarta sessione, Philippa Kempson, che porta avanti un progetto di salvezza dei migranti a Lesbo, ha ricordato attraverso alcune immagini di opere eseguite anche da loro, la storia dei tanti che nel corso degli anni sono approdati sull'isola in cerca di una nuova stagione per la propria vita, portandosi dietro “il carico di umanità tenace e fortissimo anche in tempo di lotta”, scappando dalla guerra e dalle carestie.

Anche Livorno ha voluto esprimere la propria voce attraverso Giorgio Bacci, storico, che ha descritto come attraverso la luce della città “si possano reinterpretare le opere figlie della grande tradizione culturale livornese” e la testimonianza di Sergio Romboni dell’associazione 10 Aprile - familiari vittime del Moby Prince, ricordando con commozione Loris Rispoli e “la ferita nel cuore della città che a distanza di 35 anni non si è ancora rimarginata: tutte le vittime richiedono verità e giustizia”.

Come per ogni edizione, Medì ha rappresentato un momento per promuovere il confronto di una cultura basata su solidarietà e pluralismo, a partire dal Mediterraneo quale luogo di contaminazione e il dialogo tra popoli diversi: una voce controcorrente, che rilancia la scelta della pace, di relazioni e contesti da ricucire, dalla città al mare, una luce che rimane ostinatamente accesa nel cielo cupo di questi tempi.
E Medì non finisce. L’appuntamento è per il prossimo anno, nello splendido scenario del Teatro Goldoni.

Medì

14/03/2026 18.27
Redazione di Met


 
 


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