C’è un modo di dirigere che non punta a “spiegare” la musica, ma a respirare come una narrazione, con un senso del tempo che nasce dal gesto e dall’ascolto reciproco.
Emmanuel Tjeknavorian appartiene a questa famiglia. Quando arrivò all’Orchestra della Toscana poco più di due anni fa era ancora, per molti, “il violinista che dirige”; oggi è una presenza riconoscibile e attesa, anche perché nel frattempo la sua traiettoria si è fatta più netta: Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano dal settembre 2024 e Premio Abbiati come direttore dell’anno, Tjeknavorian ha consolidato una leadership fatta di energia e chiarezza, senza perdere la curiosità di chi viene dal suono “in prima persona”.
Il programma che propone con l’ORT è intensità rarefatta del Nord, la grazia strutturata del classicismo, la gioia nervosa di un Beethoven che – tra la Terza e la Quinta – sceglie la strada della luce.
È un itinerario che sembra cucito sulla sua identità: viennese per formazione e cultura, ma capace di spingersi verso climi emotivi diversi, fino a quelle “zone d’ombra” che nella musica non sono mai semplicemente buio, ma materia viva.
Si comincia con un frammento che è quasi un respiro trattenuto: Morte di Mélisande dalla suite che Sibelius ricavò dalle musiche di scena per il Pelléas et Mélisande di Maeterlinck. In pochi minuti Sibelius distilla un teatro fatto di allusioni: non descrive, suggerisce; non illustra, evoca. Il suono si fa intimo, come scritto “in punta di penna”, eppure basta un attimo perché l’orchestra si accenda in un canto disperato e fiero, subito riassorbito in una malinconia che si spegne lentamente nel silenzio. È musica che parla per atmosfere: più vicina al chiaroscuro di un paesaggio interiore che a un racconto a scene.
Al centro, il cuore classico della serata: il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra di Haydn, pagina esemplare per equilibrio e intelligenza. Haydn ha il dono raro di far sembrare naturale ciò che è accuratamente costruito: il dialogo tra solista e orchestra è limpido, ma non banale; il virtuosismo non è mai un’esibizione, piuttosto un modo per far deviare e rifiorire il discorso musicale. Scritto per Anton Kraft, primo violoncello degli Esterházy, il concerto ha la nobiltà di un’architettura classica e la leggerezza di chi sa sorridere senza perdere profondità.
Qui entra in scena Jeremias Fliedl, tra i violoncellisti più talentuosi della sua generazione: precisione tecnica, ricerca timbrica e un fraseggio che punta alla qualità del suono prima ancora che all’effetto. È un musicista che vive la scena internazionale (dai festival alle grandi sale) senza rinunciare alla musica da camera e alle collaborazioni “tra pari”, terreno ideale per affinare ascolto e immaginazione. Nato nel 1999, è anche il primo violoncellista austriaco premiato al Concorso Regina Elisabetta; suona uno Stradivari del 1693 affidatogli in prestito: non un dettaglio di lusso, ma un indizio di come, in questo repertorio, il colore conti quanto la linea.
In chiusura, la Sinfonia n. 4 di Beethoven: una partitura tra due colossi, ma che in realtà vive di una personalità tutta sua. L’attacco lento non prepara soltanto l’Allegro: lo mette a fuoco, lo fa nascere da un’“indefinizione” calcolata, come se la musica cercasse la propria forma davanti a noi. Poi arriva la danza: impulsi ritmici che governano l’intero edificio, scherzi di accento, energia che si rigenera di continuo. È un Beethoven meno tragico, ma non meno profondo: la profondità sta nella vitalità, in quell’umorismo capace di trasformare piccole tempeste in pura elettricità.
Con Tjeknavorian questo programma diventa anche una dichiarazione al teatro simbolista e la forma classica, la malinconia e la gioia. Tre mondi diversi, tenuti insieme da un’idea semplice e impegnativa: far parlare l’orchestra come un organismo che pensa, respira, racconta.
Questo è il link per scaricare le foto: bit.ly/Tjeknavorian_Fliedl_foto
Stagione concertistica 2025 - 26
Giovedì 19 marzo 2026, ore 21:00 - Firenze, Teatro Verdi
Venerdì 20 marzo 2026, ore 21:00 - Carrara, Teatro degli Animosi
Sabato 21 marzo 2026, ore 21:00 – Lucca, Teatro del Giglio
Domenica 22 marzo 2026, ore 18:00 – Alberese (GR), Granaio Lorenese
Emmanuel Tjeknavorian direttore
Jeremias Fliedl violoncello
Orchestra della Toscana
Jean Sibelius / Morte di Mélisande da 'Pelléas et Mélisande' op. 46
Franz Joseph Haydn / Concerto n. 2 per violoncello e orchestra
Ludwig van Beethoven / Sinfonia n. 4 op. 60
Informazioni biglietteria e prevendite
Teatro Verdi - Firenze: biglietti da €?5 a €?22. Vendita online su Ticketone.it, nei punti vendita Ticketone e presso la biglietteria del Teatro Verdi (tel. 055?212320).
Teatro degli Animosi - Carrara: Platea e Palchi centrali € 15,00 | Palchi laterali e Loggione €10,00|under 25 e under 65 € 5,00 | Biglietti acquistabili alla Biglietteria del Teatro degli Animosi (in orario di apertura e nei giorni di spettacolo ore 10:00-12:30 e 18:00-21:00) e online su Vivaticket.com (in vendita solo biglietti a tariffa intera). Per informazioni: Teatro degli Animosi tel. 0585 641317 | Comune di Carrara - Ufficio Cultura tel. 0585 641419
teatrodeglianimosi@comune.carrara.ms.it
Teatro del Giglio - Lucca: Biglietto intero € 24,00; Ridotto Soci Coop € 20,00 Acquistabile su Ticketone
Granaio Lorenese – Alberese (GR): Biglietto intero 15,00 € + commissioni; ridotto tessera CONAD, 12,00 € + commissioni; ridotto over 65 12,00 € + commissioni; ridotto under 19 10,00 € + commissioni acquistabile su vivaticket.it