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Regione Toscana
Consiglio della Regione. Pari Opportunità: giornata di riflessione sulla costruzione della pace
Nella sala delle Feste di palazzo Bastogi il convegno ‘l’orrore della guerra e la costruzione della pace’ organizzato dalla Commissione presieduta da Francesca Basanieri in collaborazione con ‘Donne insieme per la Pace - Firenze’
La commissione regionale per le Pari opportunità della Toscana, presieduta da Francesca Basanieri ha organizzato mercoledì 1 aprile, in collaborazione con Donne insieme per la Pace - Firenze, una giornata di riflessione su ‘l’orrore della guerra e la costruzione della pace’. Nella sala delle Feste di palazzo Bastogi sono stati presentati gli atti di un ciclo di convegni del 2024 su tre temi molto attuali: lo stupro come arma di guerra, bambine e bambini le prime vittime e la convivenza è possibile.

Un momento di riflessione importante per la presidente della Commissione Francesca Basanieri: “Purtroppo a distanza di due anni le cose non solo sono cambiate, ma sono assolutamente peggiorate. Le guerre sono aumentate e le vittime sono sempre di più. Il nostro sguardo in questo libro è soprattutto dedicato alle vittime di qualsiasi colore, senza distinzione, ma soprattutto alle donne in guerra, che a loro volta sono ancora più vittime di tutti. Pensiamo per esempio allo stupro che è usato come un'arma di guerra a tutti gli effetti in tanti Paesi dal Ruanda all'Ucraina, dall'Iran all'Afghanistan. Ma allo stesso tempo le donne danno speranza, perché sono quelle che cercano in tutti i modi di costruire la pace anche in maniera autonoma rispetto agli Stati. Fuori dai tavoli istituzionali cercano di ricostruire dei legami, delle collaborazioni e questo è lo sguardo che noi abbiamo portato in questo libro”.

Ha partecipato al convegno la consigliera regionale Serena Spinelli: “Il messaggio che arriva da questo momento di confronto e di restituzione di un ciclo di incontri è che non dobbiamo abituarci alla guerra e non dobbiamo pensare che sia l’unico modello di sviluppo e di costruzione delle relazioni. Relazioni che sono inevitabilmente inesistenti che concentrano la nostra modalità di stare insieme solo nell'intercettazione del nemico perché questo la guerra porta. Dobbiamo invece riflettere su come la pace sia un elemento di sviluppo positivo di garanzia dei diritti, di riconoscimento delle differenze degli altri e di come le donne nella guerra siano le prime vittime, ma anche un importante elemento di dialogo. Giustamente la commissione Pari opportunità ha voluto riflettere su questo. Voglio ringraziare per le storie portate le rappresentanti di Rondine. Si tratta di storie di vita vissuta, di vita vera e di vita nel conflitto che però all'interno della dinamica di Rondine hanno prodotto la capacità di riconoscere l’altro come qualcosa con cui si può e si deve convivere perché solo le differenze creano crescita, sviluppo positivo e soprattutto pace”.

A presentare il lavoro Daniela Dacci, componente della commissione Pari opportunità, che ha moderato il convegno e Gianna Terni che ha curato la pubblicazione edita dal Consiglio regionale della Toscana. Gianna Terni che è attivista del gruppo Donne insieme per la Pace - Firenze, ha spiegato che “nonostante il peggioramento bisogna comunque continuare a battersi per la pace, per i diritti e per la convivenza perché questa è l'unica strada per cui veramente noi possiamo dare un futuro a noi stessi e al mondo intero. Siamo su una china veramente terribile al momento”. “Sono le donne - ha proseguito - che mantengono comunque le famiglie, le relazioni e hanno una visione molto diversa della gestione dei conflitti che è basata appunto non sulla ricerca della sopraffazione, ma soprattutto sulla ricerca del dialogo e sulla mediazione. Quella mediazione che poi porta a delle soluzioni che effettivamente possono essere efficienti. Si parla molto più degli orrori della guerra, molto meno delle esperienze di riconciliazione e di pace. E invece è importante perché ci dà il senso e la possibilità di vedere che gli interlocutori esistono e che quindi la strada esiste. Bisogna percorrerla sempre con grande determinazione senza scoraggiarsi”.

Ospiti del convegno due ragazze che stanno vivendo l’esperienza di Rondine cittadella della Pace presentate da Valeriia Kozeletska, una giovane ucraina, che questa esperienza l’ha invece conclusa e continua a collaborare con Rondine: “Quello che facciamo è molto importante e non è scontato e facile. Siamo noi i primi che dobbiamo fare qualcosa. Per cercare di costruire la pace serve un lungo periodo, con uno sforzo che comincia prima di tutto dentro di sé. Per quello i ragazzi stanno a Rondine per due anni. Non posso dire che si costruisce dal primo giorno, ma si costruisce piano piano con ogni momento intimo passato con ‘il nemico’. Per questo l'esperienza di Rondine è molto bella però è molto complicata. Ma grazie a questo metodo siamo riusciti ad essere posso dire amici con i nostri nemici tra virgolette”.

Molto toccante l’esperienza raccontata dalle due ragazze di Rondine, una proveniente dall’Ucraina l’altra dal Mali. La testimonianza di due giovani che hanno accettato di passare del tempo e confrontarsi con ragazze e ragazzi provenienti da nazioni nemiche per capirli e costruire momenti di pace. Un dialogo prezioso che ha permesso una convivenza all’inizio complicata con il comune denominatore del dolore di un’esperienza difficile come la guerra.

In collegamento la professoressa, Alessandra Algostino, ordinaria di diritto Costituzionale dell’Università di Torino, ha portato il suo contributo e il suo punto di vista sottolineando la centralità data alle esperienze concrete quando si ragiona di democrazia. “Non sono cose astratte - ha spiegato – la pace è necessaria per garantire i diritti ed è fondamentale non abituarsi agli orrori della guerra. La pace è compagna dei diritti e della democrazia e non la guerra. La nostra Costituzione all’articolo 11 sancisce un principio pacifista inderogabile sancendo il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie. Purtroppo, negli ultimi tempi stiamo assistendo alla dissoluzione del diritto come limite alla guerra ed è stata normalizzata la guerra senza diritto”.

A chiudere la giornata di riflessione l’intervento della vicepresidente della Regione e assessora alla Pace e Cooperazione internazionale Mia Diop: “La testimonianza diretta delle ragazze – ha sottolineato – è fondamentale per la conoscenza e per costruire un’alternativa alla guerra. La pace ormai viene considerata utopica, ma necessita di pragmatismo e concretezza. Serve un altro modello culturale di pace lontano da quello del presidente americano Trump. Il lavoro presentato oggi è prezioso. Abbiamo parlato non solo della guerra, ma soprattutto delle testimonianze di chi ne vive le conseguenze in un'ottica femminista e femminile. In questi anni in Toscana abbiamo costruito una cultura della pace alla quale vogliamo e dobbiamo dare continuità e questo volume rappresenta appieno gli strumenti che ci servono per costruire questa cultura. Rondine cittadella della Pace è una realtà straordinaria perché riesce a far convivere ragazze e ragazzi provenienti da diversi Paesi in conflitto. È qualcosa che costringe a una coesistenza pacifica, costringe anche a dialogare e a mettersi d'accordo sugli spazi da condividere e penso che lanci un messaggio di cui abbiamo bisogno soprattutto in questo periodo storico”.

Ha concluso l’evento la proiezione dei video ‘The Mothers' call’ che raccontano l'impegno congiunto di donne palestinesi e israeliane per una soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese e per il riconoscimento delle donne nei negoziati di pace.

02/04/2026 12.28
Regione Toscana


 
 


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