Comune di Barberino Tavarnelle
All’Osservatorio polifunzionale del Chianti ha aperto i battenti la personale di Etienne Pierart “Sapiens. Una umanità, molte vie evolutive”, visitabile fino al 27 settembre
L’obiettivo di Pierart sull’armonia sostenibile del popolo Dani. La curatrice Giada Rodani: “Non esiste un unico modo di essere umani, esistono invece molteplici percorsi evolutivi, diverse forme di intelligenza e infiniti modi di abitare il mondo”
Alla ricerca della vita e delle molteplici evoluzioni umane nel cielo e sulla Terra. Il connubio tra arte, scienza e antropologia ha preso forma negli spazi espositivi dell’Osservatorio Polifunzionale del Chianti, la struttura pubblica realizzata dal Comune di Barberino Tavarnelle quindici anni fa che oggi, guidata dall’astrofisico Emanuele Pace, occupa un posto di primo piano nel panorama scientifico internazionale. Gestito dall’Università degli Studi di Firenze, il centro di studi non si limita ad indagare l’universo cosmico alla ricerca degli esopianeti, presenze lontane, "gemelli" terrestri di cui individuare l’indice di similarità con la terra, ma offre un palcoscenico privilegiato all’arte contemporanea attraverso una delle quattro sezioni che caratterizzano l’Osservatorio. E’ qui, sotto uno dei cieli meno inquinati d’Italia, che si è acceso l’obiettivo di Etienne Pierart “Sapiens. Una umanità, molte vie evolutive”, autore di un viaggio fotografico tra il popolo Dani della Papua Occidentale a cura di Giada Rodani - OPC Arte|Scienza. L’iniziativa è aperta e visitabile fino al 27 settembre 2026.
Attraverso il percorso del fotoreporter belga Etienne Pierart, la mostra Sapiens propone un percorso di antropologia riflessiva che trasforma l’incontro con il popolo Dani in uno strumento critico capace di interrogare la cultura occidentale contemporanea. Eredi diretti di alcune delle prime ondate migratorie di Homo sapiens fuori dall’Africa (circa 60.000 anni fa), i Dani abitano nella Valle del Baliem, sugli altopiani centrali della Papua Occidentale indonesiana, a 1.600 metri di altitudine. Con 312 tribù e oltre mille idiomi, costituiscono uno dei gruppi etno-linguistici più complessi della Terra. Nel 2023, Etienne Pierart ha trascorso un mese immerso nella vita di una tribù Dani, condividendone spazi, gesti quotidiani e rituali, e osservando da vicino le sorprendenti differenze e le contraddizioni con il mondo occidentale. Questo intenso percorso di convivenza e osservazione si è tradotto in un reportage fotografico che, nel 2025, è stato premiato e riconosciuto con la Medaglia d’Oro per la Fotografia della prestigiosa Société des Artistes Français.
“Ho attraversato e documentato oltre un centinaio di paesi, - spiega Etienne Pierart - ho raccontato la natura, le culture, i conflitti e le profonde contraddizioni del nostro pianeta, le mie fotografie tuttavia non si limitano a documentare la realtà, le immagini diventano testimonianze vive dei mille volti della contemporaneità, sono strumenti culturali finalizzati a favorire conoscenza, generare consapevolezza e mettere in primo piano la necessità di condividere una responsabilità sul mondo e sul rapporto con l’altro, la qualità del nostro presente dipende dall’impegno a coltivare la vita nelle relazioni sociali, nel rispetto, nel dialogo, nel superamento dei pregiudizi”.
Etienne Pierart torna all’Osservatorio dopo otto anni, quando fu accolto per la prima volta dal centro di ricerca internazionale con la mostra “Il Silenzio dei Poli, dedicata all’Artide e all’Antartide. Un viaggio sullo scioglimento dei ghiacci, frutto di 17 spedizioni e missioni scientifiche cui l’artista prese parte.
“Lo straordinario lavoro di Etienne – commenta la curatrice Giada Rodani - stimola una riflessione intima e collettiva, che va oltre il tratto estetico, l’identità visiva del reportage etnografico, la prestigiosa mostra che ospitiamo all’Osservatorio ci invita a condividere il pensiero, per nulla scontato, che non esiste un unico modo di essere umani, esistono invece molteplici percorsi evolutivi, diverse forme di intelligenza e infiniti modi di abitare il mondo, di interpretarlo e di vivere la relazione con gli altri e con la natura”.
“Anche la scelta estetica di Etienne – continua la curatrice - è significativa: questa combina strumenti digitali contemporanei con antichi procedimenti di stampa del XIX secolo, creando immagini che sembrano sospese nel tempo, dense di materia e memoria”.
“La mostra narra di un equilibrio - conclude la curatrice -, un rapporto armonioso che il popolo della Papua occidentale costruisce artigianalmente e spontaneamente con l’ambiente, la natura ma vuole interpretare anche una realtà fragile, quella del nostro pianeta, messa continuamente alla prova dall’interrogativo sula direzione da intraprendere per assicurare un futuro davvero sostenibile alle generazioni che verranno, l’invito dunque a chiunque vorrà godere della bellezza e della profondità di questo evento è riconoscere nei volti e nelle storie del popolo Dani, le radici e il valore di una parte della propria umanità”.
L’OSSERVATORIO POLIFUNZIONALE DEL CHIANTI
La struttura che da quindici anni svolge attività di ricerca scientifica, unendola alle potenzialità e alle funzioni culturali, educative e divulgative dell’osservazione del cielo, è una delle più rilevanti d’Italia per il team di altissimo profilo che vi svolge attività di studio e per la strumentazione in suo possesso, uno dei telescopi più grandi d’Italia, utilizzati per lo studio degli esopianeti e delle atmosfere aliene.
“La struttura – dichiara il responsabile scientifico dell’Osservatorio Emanuele Pace, astrofisico e ricercatore del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze – è caratterizzata da quattro sezioni, astronomica, ambientale, meteorologica, sismica. L’Osservatorio è un fulcro sociale dove coabitano scienza, ricerca e cultura, organizziamo periodicamente varie attività tra cui mostre d’arte contemporanea di alto profilo”.
“Attraverso un investimento complessivo pari a 400mila euro, voluto e finanziato dall’amministrazione comunale – dichiara il sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli – alcuni anni fa si realizzò un sogno che è diventato nel corso del tempo un patrimonio collettivo, oggi l’Osservatorio grazie ad una specifica convenzione con l’Ateneo fiorentino è uno spazio poliedrico finalizzato alla formazione dei futuri astrofisici, alla divulgazione della cultura scientifica il cui intento è quello di avvicinare il più possibile la nostra comunità, le nuove generazioni ai campi dell’astrofisica collaborando con il tessuto economico, sociale e culturale del nostro territorio”.
I DANI
I Dani sono una comunità di circa 100.000 individui, abitano la Valle del Baliem nel cuore della Papua Occidentale: un altopiano remoto situato a circa 1.600 metri di altitudine, circondato da catene montuose che per secoli ne hanno reso estremamente difficile l’accesso. Sono considerati i discendenti diretti delle prime grandi migrazioni dell’Homo sapiens fuori dall’Africa (65.000 anni fa). La loro storia rappresenta una straordinaria testimonianza di resilienza, continuità culturale e capacità di adattamento sviluppate nel corso dei millenni. I Dani sono rimasti isolati dal resto del mondo per millenni, il primo contatto con gli occidentali è stato solo negli anni ’60, quando un gruppo di antropologi di Harvard li studiò per la prima volta. L’Occidente ha costruito il proprio modello evolutivo sulla crescita tecnologica, sull’accumulo e sulla specializzazione. I Dani, invece, hanno sviluppato un sistema fondato sull’equilibrio con l’ambiente, sulla cooperazione comunitaria e sull’autosufficienza. Il loro sistema agricolo garantisce sostentamento collettivo senza compromettere l’ecosistema. Hanno elaborato una sofisticata “cultura dello spago”, in cui fibre vegetali sostituiscono gran parte della complessità tecnologica a cui noi siamo abituati. E persino il tempo assume un significato diverso: non lineare e dominato dalle scadenze, ma ciclico, intrecciato ai ritmi della natura.
ETIENNE PIERART
Nato a Bruxelles nel 1960, Etienne Pierart è fotografo, autore e reporter. Ha fatto del pianeta il suo campo di indagine, unendo l’urgenza del reportage alla sensibilità dell’autore.
Ha viaggiato in oltre 110 Paesi, lavorando per istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, l’OSCE e la Banca Mondiale in contesti complessi e aree di conflitto, dall’Honduras al Kosovo. Il suo lavoro affronta temi ambientali, sociali e culturali, con particolare attenzione ai processi di trasformazione del mondo contemporaneo.
Si definisce un “amante della Terra”: ha partecipato a numerose spedizioni di ricerca, tra cui diciassette tra Artico e Antartide. La sua ricerca estetica coniuga tecnologie digitali e antichi procedimenti fotografici del XIX secolo, come la stampa al carbone Fresson, la gomma bicromata e l’eliocalcografia, conferendo alle immagini una qualità materica e senza tempo.
Membro della Société des Artistes Français, della Société Nationale des Beaux-Arts e della Société du Salon d’Automne, ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui la Medaglia d’Oro per la Fotografia (2025). Vive e lavora ad Aix-en-Provence, continuando a raccontare con sguardo lirico e consapevole la complessità del nostro tempo e di mondi in trasformazione.
01/06/2026 11.57
Comune di Barberino Tavarnelle