4 novembre, ore 20:30 | Nuovo Rifredi Scena Aperta
ANTROPOLAROID
di e con Tindaro Granata
distribuzione Paola A. Binetti
produzione Teatro della Toscana
Durata: 1h e 15’, atto unico
7 novembre, ore 20:30 | Nuovo Rifredi Scena Aperta
VORREI UNA VOCE
di e con Tindaro Granata
con le canzoni di Mina
ispirato dall’incontro con le detenute-attrici del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare di D’aRteventi diretto da Daniela Ursino
disegno luci Luigi Biondi
costumi Aurora Damanti
regista assistente Alessandro Bandini
amministratrice di compagnia e distribuzione Paola A. Binetti
tecnici di compagnia Roberta Faiolo, Simone Arganini
produzione LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res
Durata: 1h e 20’, atto unico
Antropolaroid è lo spettacolo che ha consacrato Tindaro Granata e che da oltre quindici anni attraversa l’Italia. Attraverso il teatro dei 'Cunti' siciliano, intreccia quattro generazioni della sua famiglia: giustizia, amore, libertà, mafia, emigrazione.
Nato dall’incontro con le detenute di alta sicurezza della Casa Circondariale di Messina, in
Vorrei una voce Tindaro Granata si affida alle canzoni dell’ultimo concerto di Mina per dare corpo a un coro di voci, desideri e sogni che trasformano la fragilità in libertà.
Per il ciclo degli Artifici, dal 2 al 6 novembre Tindaro Granata tiene a Rifredi anche un laboratorio di espressione artistica attraverso le canzoni dal titolo Con una voce vorrei… per farmi sentire! Attraverso le canzoni si riesce a far emergere le emozioni più profonde, grazie al playback si riesce a raccontare una parte della propria anima, senza pronunciare una parola.
Definire
Antropolaroid non è semplice: a oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro originalissimo di Granata. Forse dovremmo chiamare in causa Charlie Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria. In scena al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 4 novembre, alle 20:30, è uno spettacolo ad alta condensazione e intelligenza teatrale nel quale ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente.
Uno straordinario Tindaro Granata, solo in scena, racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema...Tindaro passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio o femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti. Spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le metamorfosi.
Antropolaroid è creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo avvolgente. Per la sua originalità e l’innovazione che rappresenta per la scena teatrale italiana, Antropolaroid ha ottenuto numerosi riconoscimenti: il Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”, il Premio “ANCT” dell'Associazione Nazionale dei Critici nel 2011, il Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012.
Sinossi
Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie, incinta, sola, si reca spesso al cimitero per “bestemmiare” sulla tomba del marito. Il figlio Tindaro Granata nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti. Maria Casella, nel ’44, si innamora di Tindaro che incontra ad una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”.
Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 1978. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni su nave Spica e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti. Il giovane Tino (nipote del boss), dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia, si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.
Biglietti
Intero
Posto unico € 19
Ridotto Over65 e Convenzioni
Posto unico € 17
Ridotto Soci Unicoop Firenze
Posto unico € 16
Ridotto Under35 e Abbonati
Posto unico € 15
Biglietteria
Via Vittorio Emanuele II n. 303 Firenze
dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19 e in occasione degli spettacoli da 1 ora prima dell’inizio della recita
055.4220361/2
rifredi@teatrodellatoscana.it
Nato dall’incontro con le detenute di alta sicurezza della Casa Circondariale di Messina,
Vorrei una voce di Tindaro Granata in scena al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 7 novembre, alle 20:30, si affida alle canzoni dell’ultimo concerto di Mina per dare corpo a un coro di voci, desideri e sogni che trasformano la fragilità in libertà.
Scritto e interpretato da Tindaro Granata,
Vorrei una voce è uno spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback, fortemente ispirato dal lungo percorso teatrale che l’autore e attore siciliano ha realizzato al Teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare.
Il fulcro della drammaturgia è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé.
Vorrei una voce è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di farlo.
Note di regia
di Tindaro Granata
Ero un giovane uomo, lavoravo, avevo una casa, una macchina e soprattutto persone che mi amavano, ma avevo smesso di provare gioia per quello che facevo, non credevo più in me stesso e in niente – dichiara Granata. Non so come sia successo. Un giorno mi sono svegliato e non mi sono sentito più felice, né di fare il mio lavoro né di progettare qualsiasi altra cosa. Quando mi arrivò la telefonata di Daniela Ursino, direttore artistico del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina, con la proposta di fare un progetto teatrale con le detenute ‘per farle rivivere, sognare ritrovando una femminilità perduta’, capii, dopo averle incontrate, che erano come me, o forse io ero come loro: non sognavamo più. Guardandole mi sono sentito recluso, da me stesso, imbruttito da me stesso, impoverito da me stesso. Avevo dissipato, inconsapevolmente, quel bene prezioso che dovrebbe possedere ogni essere umano: la libertà. Proposi così di fare quello che facevo da ragazzo quando ascoltavo le canzoni di Mina: interpretavo le mie storie fantastiche con la sua voce.
Con le detenute abbiamo messo in scena l’ultimo concerto live di Mina, tenutosi alla Bussola il 23 agosto 1978. L’idea era quella di entrare nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione della propria anima e del proprio corpo, in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo. Ognuna di loro aveva a disposizione due canzoni di Mina e, attraverso il canto in playback, doveva trasmettere la forza e la potenza della propria storia per liberarsi da pensieri, angosce, fallimenti di una vita. Mi sono trovato, con loro, a cercare il senso di tutto quello che avevo fatto fino ad allora.
Non voglio e non posso portare in scena le mie ragazze del Piccolo Shakespeare di Messina, perché quello che abbiamo fatto dentro quel luogo di libertà che sta dentro un carcere è giusto che rimanga con loro e per loro. In Vorrei una voce in scena ci sono solo io, delle ragazze mi porto i loro occhi, i gesti, le loro lacrime e i sorrisi. Grazie a loro racconto storie di persone che dalla vita vogliono un riscatto importante: vogliono l’amore per la vita, quella spinta forte e irruente che ti permette di riuscire a sopportare tutto, a fare tutto affinché si possa realizzare un sogno.
2 > 6 novembre | Nuovo Rifredi Scena Aperta
(2 novembre, ore 11 / 14 e 15 / 18; 3 > 5 novembre, ore 10 / 14; 6 novembre, ore 10 / 14 e 15 / 18)
Tindaro Granata
CON UNA VOCE VORREI… PER FARMI SENTIRE!
Laboratorio di espressione artistica attraverso le canzoni
Con il titolo Artifici il Teatro della Toscana propone un ciclo di esperienze intensive e momenti di approfondimento legati al fare teatrale, guidati da grandi artisti della scena contemporanea che hanno fatto dell'indagine sul presente il cuore della loro poetica e del loro impegno. Ogni Artificio mette al centro un tema – la scrittura, il corpo, la voce, l'immaginazione – esplorato attraverso pratiche ed esercizi, nel confronto diretto tra artisti e partecipanti.
Attraverso le canzoni si riesce a far emergere le emozioni più profonde, grazie al playback si riesce a raccontare una parte della propria anima, senza pronunciare una parola. Tindaro Granata guida i partecipanti in un gioco, liberatorio e artistico, per trovare la magia dell’immaginazione.
Grazie al playback si riesce a raccontare una parte della propria anima, senza pronunciare una parola, senza raccontare di sé, si riesce a far emergere le più profonde emozioni. Quante volte cantiamo “sopra” una canzone che ci appartiene perché ci fa rivivere un ricordo, oppure perché semplicemente ci piace e quante volte la nostra mente vola verso altre storie grazie ad una canzone che ci permette di accedere a dei mondi solo nostri?
Questo laboratorio è rivolto a tutte le persone che vogliono sperimentare un modo originale di essere forma d’arte: il proprio corpo, la propria natura, la propria storia. È un gioco, liberatorio e artistico, che serve a trovare la magia dell’immaginazione e che vuole sognare senza paura!
Biglietti
Intero
Posto unico € 19
Ridotto Over65 e Convenzioni
Posto unico € 17
Ridotto Soci Unicoop Firenze
Posto unico € 16
Ridotto Under35 e Abbonati
Posto unico € 15
Biglietteria
Via Vittorio Emanuele II n. 303 Firenze
dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19 e in occasione degli spettacoli da 1 ora prima dell’inizio della recita
055.4220361/2
rifredi@teatrodellatoscana.it