L’Alluvione del 4 novembre 1966 ha rappresentato un momento cruciale nella storia di Firenze e nell'evoluzione della Protezione Civile italiana. In città e nei territori circostanti si contarono 35 vittime e ingenti danni al patrimonio abitativo, produttivo e culturale. La forza dei fiorentini, il pronto intervento delle istituzioni e il contributo di migliaia di volontari giunti da tutto il mondo — i celebri "Angeli del fango" — consentirono a Firenze di risollevarsi, avviando al contempo uno studio sistematico per la mitigazione del rischio idraulico dell’Arno e ponendo le basi della moderna Protezione civile.
In occasione delle celebrazioni dei 60 anni, Massimo Fratini, consigliere con delega alla Protezione Civile della Città Metropolitana di Firenze annuncia il risultato della collaborazione con le scuole superiori fiorentine, la realizzazione del pantone Terra d’Arno '66: "Abbiamo ritrovato e campionato i fanghi del 1966 negli scantinati del Liceo Alberti Dante e li abbiamo trasformati in un 'pantone': un volano per unire memoria, arte e protezione civile, con il coinvolgimento delle scuole".
Il fango di Firenze diventa colore
Nei programmi di Protezione Civile, un fattore importante è che la prevenzione e la mitigazione del rischio non può prescindere dalla consapevolezza dei cittadini e dall'autoprotezione.
In attuazione dell’art. 2 del Codice della Protezione Civile, che invita al coinvolgimento delle istituzioni scolastiche per portare avanti un percorso di promozione della “resilienza delle comunità”, nasce il progetto di collaborazione fra Città Metropolitana di Firenze e Liceo Alberti Dante che, nella sede in Piazza Santa Croce registrò le massime altezze delle acque esondate nel 1966.
"Nell’ultimo anno abbiamo intensificato la collaborazione con le scuole della Città Metropolitana" spiega Fratini "Insieme all’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana abbiamo somministrato un questionario per mappare le conoscenze dei ragazzi. I feedback raccolti sono fondamentali e li stiamo già integrando nelle nostre attività di divulgazione scientifica".
Grazie alla stretta collaborazione con il Liceo Alberti Dante — la cui sede in Piazza Santa Croce si trova in uno dei punti in cui l'acqua dell'Arno raggiunse i 5 metri di altezza — e alla disponibilità del Dirigente Scolastico Prof. Poli e delle Professoresse Laura Abbandoni e Simona De Pasquale, è stato portato avanti un progetto originale e creativo.
Gli studenti sono stati guidati in un percorso di approfondimento culminato in una scoperta straordinaria: negli scantinati del liceo sono stati ritrovati e campionati i fanghi originali dell’alluvione del 1966, dai quali è stato ricavato un pigmento unico denominato "Terra d’Arno 1966".
"Terra d’Arno '66", conclude Fratini, "è diventato il volano propositivo attorno a cui abbiamo imperniato il nostro percorso comunicativo. Grazie all'intuizione delle professoresse, questo colore è stato impiegato per integrare "a pennello" alcune stampe realizzate con la tecnica 'a ceramolle' di vedute di monumenti e luoghi iconici di Firenze. Un forte richiamo simbolico alla resilienza della città nei confronti di un rischio su cui non possiamo abbassare la guardia, e la cui mitigazione passa dalle azioni di ciascuno di noi, sia durante l’allertamento che nel corso delle emergenze conclamate".
I Piani di protezione Civile
Dall'esperienza del '66 nacque in seguito il Piano Supino De Marchi, base concettuale del Piano Stralcio Rischio Idraulico dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno, oggi Autorità Distrettuale Appennino Settentrionale. A 60 anni di distanza, la Regione Toscana e gli Enti locali stanno portando a progressiva realizzazione gli interventi strutturali previsti proprio da quella pianificazione, per prevenire eventi di piena come quello del 1966.
Parallelamente alle opere strutturali, nel 1986 fu emanato il “Piano di Protezione Civile della Città di Firenze - Esondazione del Fiume Arno”, apripista dei moderni concetti di soccorso e prevenzione.
Tra questi, la centralità della ricerca scientifica a supporto delle decisioni e la risposta coordinata tra i soggetti competenti in logica di Sistema, alla base di ogni piano di protezione civile elaborato dagli enti locali e anche dalla Città Metropolitana di Firenze.
Tale impostazione punta a mitigare il rischio residuo - quello che rimane anche a seguito dell’attuazione delle misure strutturali - fattore ancor più cruciale nell'attuale contesto di cambiamento climatico e di aumento dei fenomeni meteorologici intensi.
Nel piano metropolitano i corsi d’acqua maggiori, censiti e monitorati nel capitolo dedicato al Rischio Idraulico, sono Arno, Greve, Vingone, Mensola, Mugnone, Bisenzio e Ombrone.
Il Piano metropolitano:
https://www.cittametropolitana.fi.it/protezione-civile/piano-di-protezione-civile-della-citta-metropolitana-di-firenze/