Opera di Santa Croce
Accordo di collaborazione scientifica tra Opera di Santa Croce e Università di Firenze, ecco il punto sui risultati
Un eccezionale viaggio nel tempo, sorprendente ricostruzione grazie all’applicazione delle Digital Humanities
Un eccezionale viaggio nel tempo che vede protagonista il complesso monumentale di Santa Croce e il racconto infinito di cui è protagonista. È il risultato dell’intesa per la ricerca e la fruizione che vede impegnate l’Opera di Santa Croce e l’Università di Firenze, attraverso il Dipartimento di Architettura (DIDA) e quello di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS). Un accordo di collaborazione nato con l’obiettivo di conoscere e condividere l’evoluzione secolare di un patrimonio che ha sedimentato la sua unicità attraverso i secoli e che, proprio attraverso la ricostruzione della sua storia, può essere oggi più efficacemente compreso dai suoi visitatori.
A fare il punto sui risultati di questo impegno sono questa mattina, nel Cenacolo di Santa Croce, il segretario generale dell’Opera di Santa Croce Stefano Filipponi, la rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci, con i docenti Fulvio Cervini (SAGAS) ed Emanuela Ferretti (DIDA).
Al lavoro c’è un gruppo articolato di docenti e ricercatori che si sono mossi su percorsi di studio interdisciplinari per migliorare la comprensione di spazi perduti o profondamente modificati del complesso monumentale, sotto la guida di un Comitato scientifico che segue la ridefinizione del nuovo percorso di visita e che è composto da Sonia Chiodo, Andrea De Marchi, Emanuela Ferretti, Stefano Filipponi, Isabella Gagliardi, Pietro Matracchi, Eleonora Mazzocchi e Ludovica Sebregondi.
L’Opera di Santa Croce ha avviato dal 2019 un rapporto strutturato e strategico con i centri di ricerca, e in primo luogo con l’Università di Firenze, con l’obiettivo di incrementare la conoscenza del complesso monumentale per svolgere nel modo più efficace le attività di tutela e valorizzazione che le sono affidate, attraverso lo studio del patrimonio e una narrazione più coinvolgente e partecipativa riservata ai visitatori.
Il punto sul lavoro di ricerca viene illustrato nel recentissimo volume Santa Croce tra passato e futuro - Conoscere, conservare condividere, secondo volume della nuova collana Voci di Santa Croce, pubblicata dall’Opera. Le ricerche approfondite condotte dai docenti nel vivo corpo della basilica e delle fabbriche conventuali consentono ora una più chiara e completa comprensione di aspetti storico-artistici e architettonici due-trecenteschi del complesso che nel tempo, con i rivolgimenti della liturgia e del gusto, furono drasticamente dispersi o soppressi.
Le piste di ricerca sono numerose e affascinanti. È stata restituita, ad esempio, la corretta classificazione ad alcune vetrate, attribuendo a Giotto la raffigurazione di Mosè, Davide, Aronne e Salomone, nella parte inferiore della bifora centrale della Cappella Maggiore. Mentre sono state approfondite le caratteristiche della prima Santa Croce, molto più piccola di quella attuale, i cui resti sono tornati alla luce nel corso dei lavori di scavo condotti nel 1967.
Il tramezzo monumentale, ecco com’era
Un viaggio nel tempo, dunque, che ha riportato la memoria alla fase storica precedente la rivoluzione vasariana che viene avviata a partire dal 1565 sulla spinta della Controriforma. Attraverso l’applicazione degli strumenti delle Digital Humanities è stata effettuata la sorprendente ricostruzione virtuale del tramezzo monumentale, realizzato nella metà del Trecento, che divideva la basilica in due parti, una destinata al popolo l’altra alla numerosa comunità francescana. Il manufatto era costituito da un corpo continuo scandito da nove campate con un’ampia apertura centrale. La struttura si sviluppava all’altezza della quinta campata, estendendosi per tutta la larghezza delle navate. Caratterizzata da un’altezza ragguardevole (il piano di calpestio era a quota 4,82 metri), aveva l’accesso garantito da una scalinata.
La collaborazione tra Opera di Santa Croce e Università di Firenze si pone come obiettivo anche la valorizzazione delle competenze di giovani studiosi. E proprio il lavoro di Giovanni Pescarmona e Giuseppe Costanzone - condotto con la guida dei docenti del Comitato scientifico in collaborazione con Giorgio Verdiani (DIDA) e Donal Cooper (Università di Cambridge) - grazie ai rilievi digitali condotti negli ambienti ipogei della basilica, ha delineato inedite ipotesi strutturali. Per la prima volta, dunque, si è arrivati alla rappresentazione grafica del tramezzo e della sua collocazione all’interno della basilica attraverso due fasi di lavoro, quella del rilievo digitale e l’altra di modellazione virtuale.
La realtà virtuale ha reso possibile una navigazione immersiva nel modello ricostruito, attraverso l’uso di visualizzazioni tridimensionali e di simulazioni immersive inoltre è stato possibile ricollocare virtualmente le opere d’arte che si presume costituissero l’arredo del tramezzo e connetterle visivamente con l’ambiente circostante. Le ricerche condotte fanno ipotizzare che fossero tre le opere collocate al piano superiore del tramezzo: al centro il grande Crocifisso del Maestro di Figline (oggi al centro dell’altare maggiore), sulla sinistra la Pala Bardi di Coppo di Marcovaldo con le sue Storie di San Francesco e a destra la Maestà del Maestro di Figline. Gli studiosi indicano anche la possibile presenza della Stimmatizzazione di San Francesco di Taddeo Gaddi, oggi all’Harvard Art Museum (Sati Uniti). L’insieme visivo era completato dalle pitture murali, la cui pressoché integrale perdita rende ardua la ricostruzione della ricchezza visiva e iconografica di quello che doveva configurarsi come un vero e proprio polo devozionale interno alla basilica. Particolare rilievo assumeva, in questo contesto, il ciclo escatologico di Andrea Orcagna, raffigurante il Giudizio Finale, il Trionfo della Morte e l’Inferno, i cui frammenti superstiti sono stati rinvenuti dietro le pale degli altari cinquecenteschi della navata e sono attualmente collocati nel Cenacolo.
Ricerca e valorizzazione
Un impegno, dunque, per una nuova narrazione che renda visibili i luoghi attraverso la ricostruzione della loro storia, cercando di restituire le connessioni tra lo spazio e le opere. È in questo contesto metodologico, utilizzando ancora una volta gli strumenti delle Digital Humanities, che Giovanni Giura ha potuto ricostruire la collocazione originaria del Crocifisso di Donatello a inizio ’400 nella quarta campata al di qua del tramezzo, mentre Alessandro Grassi ha ripercorso le vicende della Pala Bardi, trasferita in cappella Bardi con l’allestimento cinquecentesco, e della Maestà del Maestro da Figline nella cappella Spinelli nell’ultimo quarto del ’600.
I risultati dell’articolato impegno scientifico contribuiscono decisamente alla definizione di una narrazione più efficace del complesso monumentale in una innovativa prospettiva di valorizzazione. Proprio per questo il progetto di nuova accoglienza, che ha già coinvolto l’area del Cenacolo e della Cappella Cerchi, ha trovato nell’attività di ricerca un necessario punto di riferimento. Sono state infatti messe a disposizione importanti indicazioni per la ricostruzione dell’articolata storia del complesso monumentale in relazione all’arrivo e all’attività della comunità francescana a Firenze.
E lo stesso obiettivo di approfondire il collegamento tra luoghi, teologia e spiritualità viene perseguito adesso dal Progetto di ricerca internazionale sul Tribunale dell’Inquisizione a Santa Croce, sulla sua storia e sugli spazi che occupava, oggi perduti, che vede il coordinamento di Susanna Caccia Gherardini, Emanuela Ferretti (DIDA) e Isabella Gagliardi (SAGAS) e coinvolge diverse Università in Spagna, Francia, Giappone e Stati Uniti.
02/04/2025 13.09
Opera di Santa Croce