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Ordine degli Ingegneri
Rapporto Arpat, Ingegneri Firenze: "Su aria segnali positivi, ma su acque serve cambio di passo"
La presidente dell'Ordine Nati e Corsi (commissione Ambiente dell'Ordine) sull'Annuario dei dati ambientali: "Su consumo di suolo bisogna pensare a strumenti efficaci per favorire la rigenerazione"
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"I dati sulla qualità dell'aria confermano un quadro complessivamente positivo rispetto ai limiti vigenti, ma non possiamo abbassare la guardia. Sul fronte delle acque superficiali, invece, il peggioramento registrato nell'ultimo triennio deve interrogarci e spingerci ad approfondire le cause, a partire dall'impatto dei cambiamenti climatici e dalla gestione degli ecosistemi fluviali".

A dirlo sono Claudia Nati, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze, e Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell'Ordine, commentando i dati contenuti nella quattordicesima edizione dell'Annuario dei dati ambientali di Arpat, presentata oggi nella sede della Regione Toscana.

Aria

"Per quanto riguarda la qualità dell'aria – continuano Nati e Corsi - il rientro nei limiti del biossido di azoto e il miglioramento registrato a Firenze rappresentano un segnale incoraggiante, così come le anticipazioni sul rientro del Pm10 nella Piana lucchese. Sono risultati importanti, ma vanno letti nella loro complessità, cosa che abbiamo cercato di fare nelle commissioni dell'Ordine che si occupano dei temi ambientali. La qualità dell'aria dipende da dinamiche molteplici: politiche di rinnovo di auto e mezzi di trasporto, misure sulle emissioni, andamento meteorologico. Un dato positivo non può essere considerato definitivo, soprattutto alla luce dei nuovi obiettivi europei, che fissano soglie più stringenti".

Acqua

"Il capitolo più delicato del Rapporto è invece quello delle acque superficiali. Nel triennio 2022-2024 – ricordano la presidente e il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell'Ordine degli Ingegneri – solo il 30% dei corpi idrici raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, mentre una quota significativa si colloca in condizioni sufficienti, scarse o cattive, con un peggioramento rispetto al periodo precedente. Il calo dello stato ecologico merita un approfondimento serio. Gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni hanno certamente inciso sugli equilibri fluviali e lacustri: il cambiamento climatico modifica portate, temperature e dinamiche biologiche. Tuttavia non possiamo attribuire tutto solo al clima".

"Crediamo siamo necessario riportare al centro dell'agenda pubblica la tutela degli ecosistemi fluviali. In Toscana la salvaguardia e il recupero degli ambienti fluviali non sono ancora percepiti come una priorità strategica - proseguono Nati e Corsi - eppure parliamo di sistemi che garantiscono biodiversità, qualità dell'acqua e servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza idraulica e la resilienza dei territori".

"Spesso si tende a contrapporre manutenzione e tutela ecologica ma i dati mostrano che il mantenimento di un buono stato ecologico non è un ostacolo alla sicurezza, anzi. Occorre superare narrazioni semplicistiche e investire in una gestione integrata, basata su analisi scientifiche e pianificazione di lungo periodo", notano Nati e Corsi.

Acque sotterranee e mare

"Sulle acque sotterranee l'Annuario Arpat evidenzia una situazione ancora critica, con una quota significativa di corpi idrici in stato chimico scarso, spesso in contesti interessati da pressioni industriali o da sovrasfruttamento agricolo. E anche le acque marino-costiere mostrano una buona qualità ecologica nella maggior parte dei casi, ma restano criticità sul piano chimico. Sono segnali che confermano la necessità di un approccio integrato – osservano ancora la presidente dell'Ordine e il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia – capace di mettere in relazione gestione delle risorse idriche, attività produttive e tutela degli ecosistemi".

Consumo di suolo

"Sul consumo di suolo, non serve focalizzarli sul dato totale di 142mila ettari, ma sull'incremento di 264 ha nel 2024, in calo rispetto agli anni passati. Un dato incoraggiante che però deve essere valutato nel medio periodo. E' fondamentale analizzare gli incrementi annuali e le trasformazioni effettive del territorio – concludono Nati e Corsi – per capire dove e come intervenire con strumenti di pianificazione più efficaci e orientati alla rigenerazione".

20/02/2026 11.09
Ordine degli Ingegneri

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