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Incentivi ai medici di base che aprono studi medici in montagna, Uncem: non si perda tempo
Nel luglio 2017, Uncem chiedeva di poter attivare, alla Regione e al Governo, incentivi per i medici che tengono aperti studi nelle alte valli, nei Comuni più interni, provvedimento consentito dal "Decreto Calabria"
Sono passati quasi dieci anni. Poco si è fatto. E i Sindaci sono sempre più preoccupati per la mancanza di medici di medicina generale e pediatri. Le "case della salute" in molte situazioni hanno spostato verso il basso i servizi ambulatoriali, concentrandoli. Uncem oggi torna a chiedere di dare attuazione alla norma nazionale all'interno del Contratto integrativo regionali per i medici, o in quello nazionale approvato. Senza incentivi e anche con opportuni obblighi fatti di premialità, i medici - pediatri compresi - sempre più spesso rinunceranno ad aprire studi nei Comuni montani, spostandosi a valle. Un'emergenza denunciata in diverse aree appenniniche e alpine.
Non solo il problema dei medici che mancano. Uncem, con il Presidente Roberto Colombero, ha inviato al Ministero della Salute un articolato documento che prevede - per migliorare i servizi nelle aree montane - di proseguire il percorso fatto finora in Piemonte unendo "infermieri di comunità", piazzole per l'atterraggio anche in notturna dell'elisoccorso, rafforzando i servizi territoriali attivati dal PNRR con strutture quali case della salute e poliambulatori pubblici. "Il Piemonte - commenta il Presidente Uncem Colombero - ha caratteristiche specifiche tra tutte le regioni, ma l'organizzazione sanitaria può diventare un modello nazionale, con le 'comunità di pratica' dove si intrecciano welfare e sanità, con un'attenzione specifica alle cronicità, vero problema nelle aree montane. Gli incentivi per i medici di base, previsti anche dalla nuova legge sulla montagna, devono essere sbloccati. Ora aspettiamo atti concreti".
20/08/2026 13.44
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