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Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Aziz Shokhakimov "Gustav Holst - The Planets". Giovedì 15 ottobre alle ore 20, in Sala Mehta, Aziz Shokhakimov sul podio dell'Orchestra e del Coro femminile del Maggio
In programma l'ouverture Egmont e il "Concerto n. 1 in do maggiore" per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven e la suite orchestrale "The Planets" di Gustav Holst. Solista al pianoforte Alexandra Dovgan
Giovedì 15 ottobre alle ore 20, nella Sala Mehta del Teatro del Maggio, Aziz Shokhakimov debutta alla guida dell'Orchestra e del Coro femminile del Maggio.
Solista al pianoforte Alexandra Dovgan anche lei al suo debutto al Maggio. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini.

Nato a Tashkent, in Uzbekistan, nel 1988, Aziz Shokhakimov è direttore musicale e artistico dell'Orchestre Philharmonique de Strasbourg dal 2021. Ha iniziato giovanissimo la carriera direttoriale: a tredici anni ha debuttato alla guida dell'Orchestra Sinfonica Nazionale dell'Uzbekistan e l'anno successivo ha diretto la sua prima opera, Carmen di Bizet. Nel 2010 ha ottenuto il secondo premio al Concorso internazionale di direzione d'orchestra Gustav Mahler di Bamberg e nel 2016 ha vinto l'Herbert von Karajan Young Conductors Award al Festival di Salisburgo e in seguito ha vinto il "Concorso Internazionale di Direzione d'Orchestra Gustav Mahler". Da allora dirige regolarmente importanti orchestre internazionali, tra cui la Staatskapelle di Dresda, la Kammerphilharmonie Bremen, la Deutsches Sinfonieorchester Berlin, la London Philharmonic Orchestra e le orchestre sinfoniche Orgeon, Pacific, Houston e l'Orchestra Rai di Torino, con la Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, la Filarmonica del Teatro La Fenice di Venezia e l'Orchestra Verdi di Milano. Nel 2024 sono state pubblicate la Sinfonia n. 1 di Prokof'ev e le Suite n. 1 e n. 2 da Romeo e Giulietta, e nel 2023 la Sinfonia n. 5 di Cajkovskij insieme all'Ouverture-fantasia Romeo e Giulietta. Nel maggio 2025, in occasione del 150° anniversario della nascita di Ravel, è uscita la sua registrazione integrale della sua partitura per balletto Daphnis et Chloé, accolta con grande favore dalla critica. Attivo anche nel repertorio operistico, dal 2015 al 2021 è stato Kapellmeister alla Deutsche Oper am Rhein. Il suo debutto al Maggio Musicale Fiorentino segna una nuova tappa del suo percorso artistico internazional

Nata nel 2007 in una famiglia di musicisti, Alexandra Dovgan ha iniziato a studiare pianoforte a quattro anni e mezzo e, a soli cinque anni, è stata ammessa alla Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca, dove ha studiato con Mira Marchenko. Nel 2018, a dieci anni, ha vinto il Grand Prix del Concorso internazionale per giovani pianisti Grand Piano Competition, attirando l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Da allora ha intrapreso una carriera internazionale che l'ha portata nelle più prestigiose sale da concerto europee, tra cui la Philharmonie di Berlino, il Concertgebouw di Amsterdam e il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, e a collaborare con direttori come Gustavo Dudamel, Paavo Järvi e Trevor Pinnock. Il suo pianismo si distingue per la profondità interpretativa, la naturalezza espressiva e la qualità del suono, unite a una notevole consapevolezza musicale. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Alexandra Dovgan debutta con una carriera già affermata a livello internazionale.

La serata sinfonica si apre con l'ouverture Egmont, op. 84, di Ludwig van Beethoven, che fu composta per le rappresentazioni della tragedia omonima di Johann Wolfgang von Goethe: venne scritta su commissione del Teatro Imperiale di Vienna e il genio di Bonn la scrisse soprattutto per il suo interesse al dramma di Goethe. Il soggetto dell'opera è la storia del conte di Egmont, che fu decapitato dagli spagnoli a Bruxelles nel 1568, sacrificando la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola attuata dal duca d'Alba nel 1568.

Segue il "Concerto n. 1 in do maggiore op. 15" per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, con Alexandra Dovgan al pianoforte: ultimato nel 1798 e pubblicato nel marzo del 1801 dall'editore viennese Mollo, il musicista lo dedicò ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta 'Babette', a cui aveva da poco fatto dono anche della "Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte", composta nel 1797.

Chiude il concerto, il brano che le dà il nome, The Planets, suite op. 32, di Gustav Holst, suite composta tra il 1914 e il 1917 per un organico orchestrale imponente e articolata in sette movimenti, ciascuno dedicato a un pianeta e al suo corrispondente carattere astrologico: "Mars, the Bringer of War"; "Venus, the Bringer of Peace"; "Mercury, the Winged Messenger"; "Jupiter, the Bringer of Jollity"; "Saturn, the Bringer of Old Age"; "Uranus, the Magician" e "Neptune, the Mystic".

Il concerto:

Ludwig van Beethoven
Egmont, ouverture op. 84
Nel 1809 Beethoven fu chiamato a scrivere le musiche di scena per una ripresa dell'Egmont di Goethe all'Hofburgtheater di Vienna. Protagonista del dramma goethiano era il conte di Egmont, il valoroso condottiero fiammingo che lottò fino alla morte per combattere la repressione spagnola nelle Fiandre nel XVI secolo. Il progetto entusiasmò subito Beethoven che lavorò alle musiche di scena dal 1809 al 1810 realizzando un'ouverture e nove numeri che seguono i punti salienti della vicenda. Del resto le opere di Goethe erano in perfetta consonanza con i suoi ideali e soprattutto quel soggetto, che poneva in primo piano temi a lui cari come la lotta dell'eroe contro la tirannia e l'esaltazione della libertà. L'ouverture articolata in due sezioni contrastati (una in tempo lento e una in tempo mosso) rispetta i principi della forma sonata. L'introduzione si apre con un accordo a piena orchestra da cui emerge una frase lirica e implorante affidata ai fiati mentre l'Allegro è un concentrato di energia propulsiva in cui gli archi sono protagonisti con continui crescendo. Concluso il confronto serrato tra i temi, l'ouverture si chiude con una fanfara gioiosa che sigla il trionfo degli ideali di libertà per cui l'eroe ha combattuto con coraggio fino alla fine.


Concerto n. 1 in do maggiore op. 15

Dopo essersi trasferito a Vienna, Beethoven si impose all'attenzione del pubblico della capitale nella doppia veste di pianista e compositore. Da qui nacque l'esigenza di comporre lavori pianistici per uso personale che avrebbero arricchito il suo repertorio in vista delle esibizioni pubbliche. Il Concerto n. 1 in do maggiore op. 15 fu composto tra il 1795 e il 1798 ma, nonostante il numero d'opus, non è il primo della serie per pure ragioni editoriali (Beethoven all'epoca aveva infatti già composto il Concerto in si bemolle, il n. 2, che sarà pubblicato solo in seguito come op. 19). Il modello dichiarato di quest'opera è il concerto di tradizione classica con un primo movimento di carattere festoso e militaresco, un movimento centrale improntato al lirismo e un ultimo movimento caratterizzato da elementi folcloristici. Tuttavia nel Concerto in do maggiore sono già presenti alcuni tratti caratteristici dello stile beethoveniano riscontrabili nelle figurazioni ritmiche energiche e nei temi dal taglio netto e ben tornito dell'Allegro con brio, nelle ampie volute melodiche e nelle modulazioni improvvise del Largo, così come nella robusta vitalità dei ritmi di danza popolare che animano il Rondò finale.


The Planets, suite op. 32

Nato a Londra nel 1874, il compositore e direttore d'orchestra Gustav Holst è stato tra i maggiori esponenti della musica inglese della prima metà del Novecento. Nel corso degli anni, oltre all'amore per la musica, Holst sviluppò anche un vivo interesse per le filosofie e le musiche di tradizione orientale nonché per l'astrologia. A quest'ultima passione è legata la composizione della suite orchestrale The Planets, la sua opera più nota e apprezzata. Composta tra il 1914 e il 1917, la suite non attiene alla speculazione astronomica bensì al simbolismo astrologico dei pianeti, come precisato dallo stesso Holst. Scritta per un organico orchestrale imponente, dove figurano in aggiunta strumenti inusuali come il flauto basso, l'oboe basso, la tuba tenore, sei corni, organo e coro femminile fuori scena, la suite si articola in sette sezioni contrastanti che presentano un ritratto caratteriale dei corpi celesti del sistema solare. Mancano all'appello Plutone, che al tempo della composizione non era ancora stato scoperto, e il pianeta Terra, che rappresenta il punto di osservazione degli altri. The Planets si apre con l'ostinato ritmico martellante e minaccioso di Mars, the Bringer of War, che evoca con implacabile violenza la brutalità meccanica della guerra. In netto contrasto è la sezione di Venus, the Bringer of Peace dove prevale un'atmosfera d'incantata serenità e lirica contemplazione. Mercury, the Winged Messenger è uno scherzo brillante e leggero caratterizzato dai disegni svolazzanti di archi e legni, mentre nel cuore della suite si staglia con le sue sonorità maestose e festose Jupiter, the Bringer of Jollity. Segue Saturn, the Bringer of Old Age, il movimento più originale e preferito da Holst, dove un ticchettio inesorabile scandisce lo scorrere del tempo evolvendo in una solenne trascendenza. La suite si conclude con il misterioso Neptune, the Mystic, in cui il compositore abbandona la forza d'urto della grande orchestra in favore di un'orchestrazione diafana e di dinamiche in pianissimo. L'ingresso finale del coro femminile a due cori, nascosto dietro le quinte, accompagna l'ascoltatore verso l'infinito: le voci sfumano gradualmente senza cadenza conclusiva, lasciando che la musica si dissolva nel silenzio assoluto dell'universo.


La locandina:

Ludwig van Beethoven
Egmont, ouverture op. 84
Sostenuto ma non troppo / Allegro / Allegro con brio

Concerto n. 1 in do maggiore op. 15 per pianoforte e orchestra
Allegro con brio / Largo / Rondò: Allegro scherzando

Gustav Holst
"The Planets", suite op. 32
1. Mars, the Bringer of War (Marte, il portatore di guerra)
Allegro
2. Venus, the Bringer of Peace (Venere, il portatore di pace)
Adagio
3. Mercury, the Winged Messenger (Mercurio, il messaggero alato)
Vivace
4. Jupiter, the Bringer of Jollity (Giove, il portatore di allegria)
Allegro giocoso
5. Saturn, the Bringer of Old Age (Saturno, il portatore della vecchiaia)
Adagio
6. Uranus, the Magician (Urano, il mago)
Allegro
7. Neptune, the Mystic (Nettuno, il mistico)
Andante / Allegretto
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Direttore Aziz Shokhakimov
Pianoforte Alexandra Dovgan

Orchestra e Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

12/10/2026 15.37
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

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