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Giovani. Ricerche Anci e Ipsos, giovani amministratori pubblici in calo ma più qualificati, sulle aspettative pesano costo della vita e lavoro
Emerge dalle ricerche una correlazione inversa tra dimensione del comune e partecipazione giovanile
Sono 18.006 i giovani amministratori comunali in Italia, pari al 14,3 per cento del totale ma in calo rispetto ai 19.483 del 2025. La loro distribuzione sul territorio è disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. E’ quanto emerge dal dossier Anci, presentato in anteprima all’incontro dei sindaci under 35 e organizzato nell’ambito della XV Assemblea ANCI Giovani che si apre oggi a Napoli. Nel corso dell’incontro sono stati resi noti anche i numeri dell’indagine Ipsos “La mappa dei bisogni dei giovani”, che ha fatto invece una fotografia sociologica sui giovani.

Nel dettaglio, il dossier Anci evidenzia come la presenza giovanile nelle amministrazioni resti significativa ma in progressiva contrazione. I giovani amministratori sono oggi 18.006, in calo rispetto ai 19.483 del 2025, e la loro distribuzione sul territorio è disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale.

La presenza dei giovani è più marcata nei piccoli comuni e diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3.000 abitanti rappresentano circa il 16 per cento degli amministratori, mentre nei comuni sopra i 50mila abitanti la quota scende al 10%. Nonostante questa diffusione, però, i giovani faticano a raggiungere i ruoli apicali: entrano soprattutto nei consigli comunali e i sindaci under 35 sono oggi 252, in flessione negli ultimi anni.

Il quadro complessivo segnala anche un progressivo invecchiamento della classe amministrativa locale: gli over 60 sono passati dall’8 per cento nel 2001 a quasi il 26 per cento nel 2026, mentre gli under 36 sono scesi dal 23 per cento al 14 per cento. Sul piano delle competenze, tuttavia, emerge un profilo più qualificato tra i giovani amministratori: il 44 per cento possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con sola licenza media (15 per cento). Tra i giovani prevale ancora la componente maschile, ma tra gli assessori si registra un’inversione con le donne al 51 per cento.

A questo quadro istituzionale si affianca quello sociale tracciato dalla ricerca Ipsos, che analizza aspettative e bisogni dei giovani tra i 18 e i 35 anni. Le principali preoccupazioni riguardano il costo della vita (50 per cento) e lavoro e carriera (40 per cento), mentre il 58 per cento si dichiara molto preoccupato per finanze, casa e inflazione. Quasi un giovane su quattro segnala anche timori legati a salute mentale, sicurezza e contesto internazionale.

Nonostante ciò, il 71 per cento dei giovani si dichiara felice, con oltre uno su quattro “molto felice”, ma il 69 per cento percepisce una distanza tra la vita reale e quella ideale. La famiglia resta il riferimento principale per il 44 per cento, seguita da salute fisica (39 per cento) e mentale (35 per cento). Due giovani su tre desiderano avere figli, ma solo il 61 per cento pensa di riuscire a costruire la famiglia desiderata.

Il lavoro si conferma uno dei principali fattori di incertezza: quasi tre giovani su quattro sono preoccupati e solo il 57 per cento pensa di realizzarsi professionalmente a 50 anni. Il 65% ritiene inoltre necessario trasferirsi per trovare migliori opportunità, spesso all’estero. Sull’intelligenza artificiale prevale un cauto ottimismo: il 47 per cento ne vede effetti positivi, ma il 33 per cento teme conseguenze negative e il 56 per cento giudica inadeguata la formazione attuale.

Resta forte il senso civico: otto giovani su dieci vogliono contribuire al bene comune, ma il rapporto con le istituzioni appare debole. Un giovane su tre ritiene che nessuna stia facendo abbastanza per il loro futuro, indicando tra le priorità la riduzione delle tasse (38 per cento), incentivi al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25 per cento).

Nel loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra aspettative e realtà.

20/04/2026 9.03
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