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Università di Firenze
Cambiamenti climatici e agricoltura, gli effetti sulla produzione di cerali nell’Europa del 2050
Su Nature Communications ricerca internazionale realizzata con il contributo del gruppo di ricerca di Agrometeorologia e Modellistica dell’Università di Firenze
Nel 2050 diminuirà la produzione europea di mais, mentre aumenterà di un poco quella di frumento a causa dei cambiamenti del clima. Sono le previsioni formulate da un team internazionale di ricercatori, del quale hanno fatto parte alcuni studiosi del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DISPAA) dell’Università di Firenze.

I risultati della ricerca, che ha visto l’uso di nuovi modelli di simulazione delle colture applicati su larga scala e che tengono conto dei previsti cambiamenti climatici, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications (“Diverging importance of drought stress for maize winter wheat in Europe” DOI: 10.1038/s41467-018-06525-). L’indagine, coordinata dal Leibniz Centre for Agricultural Landscape Research (ZALF), si inserisce all’interno del progetto europeo MACSUR (Modeling European Agriculture with Climate Change for food Security), incentrato sull'uso e sull'interpretazione dei modelli per la valutazione del rischio degli impatti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura europea.

Il team internazionale di ricercatori ha messo a punto dieci modelli colturali rilevando come determinanti l’influenza dello stress termico e della siccità sulla riduzione di resa delle colture. Due di questi modelli sono stati adoperati in Italia dal gruppo di ricerca di Agrometeorologia e Modellistica dell’Ateneo fiorentino, coordinato da Marco Bindi, e dell’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR [ 1] per simulare la risposta delle colture di mais e frumento sul territorio europeo in funzione di diversi scenari climatici.

“L’adattamento ai previsti cambiamenti climatici – spiega Bindi - nelle forme di miglioramento genetico, in termini di gestione dell’irrigazione, di uso di nuove colture o adozioni di pratiche assicurative contro il rischio di perdite di resa è cruciale. Comprendere che la siccità rappresenta il maggior rischio per le colture erbacee di pieno campo potrà aiutare agricoltori e decisori politici nell’individuare l’opzione adattativa più adeguata. E in questo, lo studio condotto fornisce un contributo sostanziale”.

Per validare i modelli gli studiosi hanno impiegato le statistiche delle produttività nazionali e regionali tra il 1984 e il 2009. Da lì è stato possibile procedere con le simulazioni e stimare la risposta delle due colture alle condizioni climatiche previste per il 2050.

“Ipotizzando che le varietà e le date di semina rimangano invariate – prosegue Bindi - le rese di mais subiranno una consistente riduzione, mentre quelle del frumento potranno aumentare, seppur di poco. Il frumento potrà beneficiare, più del mais, del previsto incremento di concentrazione della CO2 atmosferica che permetterà alle colture di sopportare meglio le condizioni di siccità. Tuttavia negli anni particolarmente secchi, lo studio indica che l’aumento di CO2 non sarà di alcun beneficio nel contrastare gli effetti deleteri di eventi siccitosi”.

Il Gruppo di Ricerca in Agrometeorologia e Modellistica (GRAM) del quale fanno parte Roberto Ferrise e Giacomo Trombi è da tempo impegnato in numerosi progetti di ricerca nazionali ed internazionali, sperimentali e di modellistica, per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi agricoli e naturali, le vulnerabilità degli ecosistemi, l’ideazione e l’applicazione di strategie di adattamento e mitigazione. Le attività del GRAM si sono incentrate principalmente sulle colture perenni più importanti (olivo e vite) e sulle maggiori coltivazioni erbacee annuali (grano duro e tenero) della Toscana.

08/11/2018 16.12
Università di Firenze


 
 

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