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Regione Toscana
Regione. Cava Fornace: respinta mozione di non gradimento ad assessore Fratoni
L’atto presentato da M5S, Sì – Toscana a Sinistra, Forza Italia, Lega, Monica Pecori (gruppo misto). Il dibattito in aula. La replica dell’assessore
Respinta a maggioranza la mozione di non gradimento nei confronti dell’assessore all’ambiente, Federica Fratoni, che ha assistito al lungo dibattito in aula, sul testo presentato da M5S, primo firmatario Giacomo Giannarelli (M5S), da Sì – Toscana a Sinistra, Forza Italia, Lega e Monica Pecori (gruppo Misto).

“Nulla di personale, ma ci sono alcuni temi da affrontare: il 6 dicembre del 2017 il Consiglio ha votato all’unanimità una mozione per chiudere la Cava Fornace; ad oggi l’assessore non ha dato seguito a quanto richiesto da tutta l’assemblea e anche dai comuni coinvolti”, ha affermato Giannarelli. La discarica, nata per gestire i rifiuti del marmo, “oggi riceve anche rifiuti pericolosi, come l’amianto” ha continuato il consigliere, ricordando che “di recente si siano tenute nuove assemblee sui territori e gli stessi esponenti del Pd hanno espresso imbarazzo”. “Vogliamo che sia fatta chiarezza definitiva, la cittadinanza è esasperata e c’è chi specula su questa vicenda”, ha concluso.

Per Tommaso Fattori (Sì – Toscana a Sinistra) bisogna ragionare su due piani distinti: “nel merito la ex cava deve essere chiusa e non avrebbe mai dovuto accogliere amianto, cosa che invece continua a fare anche oggi”. Dal punto di vista delle istituzioni, invece, la questione investe “i rapporti tra Consiglio e Giunta: non è la prima volta, ed è grave, che un assessore si rifiuta pervicacemente di seguire gli indirizzi dell’aula; c’è un problema di degrado istituzionale”. Fattori, entrando nel merito della discarica, ha richiamato la mozione proposta da Sì-Toscana a Sinistra e approvata dall’aula nella quale, “oltre a proporre la chiusura, si proponeva di accelerare la creazione di una filiera industriale di inertizzazione dell’amianto”. “L’economia circolare non piove dal cielo; la politica deve avere un ruolo”.

Elisa Montemagni (Lega) ha ringraziato Fratoni “per essere qui”, precisando che “la voce del Consiglio regionale è la più importante dal punto di vista legislativo, perché quella è la nostra competenza: noi votiamo le leggi, e questo tema è stato affrontato più volte”. La consigliera ha ricordato l’azione condotta nei Comuni interessati dalla discarica, che insiste nel territorio di due province, e che solo in virtù di “nuove autorizzazioni” si è “evoluta” fino al punto attuale. “La maggioranza, oltre ad avere votato le mozioni in Consiglio regionale, “anche nei territorio afferma che la ex cava deve essere chiusa”. “Non capisco perché i territori, qui dentro, a volte non siano ascoltati”, ha chiuso Montemagni.

Monica Pecori (gruppo Misto) ha precisato che la mozione “non è riferita alla persona ma al ruolo ricoperto dall’assessore e può essere estesa a tutta la Giunta, alla quale erano rivolti gli indirizzi votati a più riprese dal Consiglio”. “Non è la prima volta che si aspetta inutilmente la nota di attuazione di mozioni votate”, ha ricordato Pecori. Il tema in questione è “molto importante; dai comitati è arrivato a contare per le forze politiche locali e regionali: la Regione Toscana, quando vuole, può cambiare le situazioni, come è successo in altri casi”. Quanto all’amianto, la consigliera ha puntualizzato: “Stiamo ancora aspettando il piano regionale”, mentre nelle zone dell’ex cava “la situazione è tragica”.

Stefano Scaramelli (Iv) ha espresso il voto negativo del suo gruppo, giudicando la mozione “un atto inopportuno”. Il merito riguarda “aspetti di carattere politico e non personale dell’operato dell’assessore; sui temi ambientali, e sulle questioni riferite ai rifiuti, ai relativi piani e alla localizzazione degli impianti, le programmazioni necessitano di un migliore livello di condivisione strategica”. “Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi non faremo sconti a nessuno”, ha annunciato Scaramelli con riferimento ad una serie di questioni sui territori. “Non tutto può rimanere in capo a un sindaco, o a un assessore; un pezzo di responsabilità importante è anche del governatore: sarebbe corretto venisse in aula quando si discute di questioni così delicate come questa”. Soprattutto – ha aggiunto Scaramelli – “prima di avanzare ipotesi di localizzazioni o delocalizzazioni di impianti; prima di prendere intese con singole Aziende, bisogna che ci sia un confronto maggiore con il Consiglio, lo pretendiamo come gruppo di Italia viva”. Se una comunità “si interroga su determinate questioni, lo dobbiamo condividere a livello regionale”. L’assessore Fratoni, “in questi anni, si è mosso bene in un quadro di grandi difficoltà, che vanno imputate a chi ha la responsabilità: chiederemo la presenza anche del governatore nell’affrontare le scelte più importanti” ha aggiunto Scaramelli. A Fratoni il capogruppo di Iv ha chiesto “di essere più forte in Giunta, più autorevole al cospetto delle istanze dai territori e maggiormente in relazione con il Consiglio regionale”. Cosicchè non si debbano “ascoltare o leggere in un’intervista scelte che, come la localizzazione di una centrale geotermica o di un inceneritore, debbono essere condivise con la propria maggioranza”. “La fiducia – ha concluso Scaramelli – non è in bianco, va conquistata ogni giorno”.

Paolo Marcheschi (FdI) ha definito “l’intervento di Iv equivalente a una mozione di sfiducia”. Per il consigliere il “ragionamento politico” non può essere limitato al mancato adeguamento agli indirizzi espressi dall’aula, ma è anche “una questione di merito: spesso ci siamo lamentati con il presidente della commissione Ambiente perché non si riuscivano ad approfondire tematiche riferite ai rifiuti”, ha precisato Marcheschi. La legislatura “si chiude senza un piano; con un aumento di volume nelle discariche, senza un approfondimento sui rifiuti speciali e con la mancanza di impianti di recupero dei fanghi”. Quindi, “non è solo il caso di ex cava Fornace”. ”L’assessorato all’ambiente è uno di quelli che ha lavorato peggio, non ha dato risposte. La politica ambientale di questa giunta è stata un flop totale”, ha concluso.

Leonardo Marras (Pd) ha salutato “il dibattito sereno” in aula, nonostante l’atto “tra i più gravi” in discussione. Il punto è “il destino dell’ex cava Fornace e la volontà inequivocabile di vederla chiusa, è la cosa più importante. Abbiamo votato quell’atto all’unanimità consapevolmente”. Per Marras “la mozione di non gradimento si fa alla persona, Federica Fratoni, che svolge una funzione e che ora è sottoposta a giudizio”. E’ comunque noto che “per chiudere la ex cava occorrono dei passaggi dal punto di vista tecnico, giuridico e delle responsabilità amministrative. Non dobbiamo pensare che, a fronte di effettive e complesse questioni tecniche, si celi la volontà di allungare il brodo”. L’esito che “ci aspettiamo tutti è chiaro”, ha aggiunto Marras. “Ma lo strumento che viene utilizzato è sbagliato; non si spara alla mosca con il cannone: Per non svilire le responsabilità istituzionali, occorre saper usare gli strumenti che offre il regolamento”.

Stefano Baccelli (Pd, presidente della commissione Ambiente) ha convenuto che “la mozione di non gradimento esorbiti rispetto a giuste intenzioni”, ricordando di aver contribuito personalmente a scrivere una delle mozioni approvate all’unanimità, nel 2017, per chiedere “una celere chiusura della discarica”. La discussione, però, chiama in causa “la dicotomia sulle politiche ambientali tra le indicazioni del Consiglio regionale e alcune azioni della Giunta”. Baccelli ha ricordato che anche il presidente della Giunta è eletto dai cittadini, e quindi entrambi, presidente e Consiglio, rappresentano direttamente la sovranità popolare; “ma non può essere che indirizzi unanimi del Consiglio trovino difficoltà ad essere fatti propri dalla Giunta”. La dicotomia è anche tra “politica e tecnica”. Citando la propria passata esperienza da amministratore locale – “Se avessi dato ragione ad avvocati e burocrati non avrei certo chiuso l’inceneritore di Falascaia” – il consigliere ha precisato: “Comprendiamo le difficoltà tecniche, ma bisogna trovare lo spunto perché la politica abbia il sopravvento”.

Giacomo Bugliani (Pd) ritiene che la mozione di non gradimento “si misura sul ruolo istituzionale che si esercita” e non, quindi, sulla persona. Quando si governa il territorio “si deve rispondere a due opposte motivazioni: assorbire le istanze e saper affrontare i problemi con responsabilità e realismo”. Sul punto della ex cava, ci sono due mozioni votate all’unanimità e un’interrogazione presentata dallo stesso Bugliani, che ha quindi chiesto a Fratoni di “sfruttare la determinazione con la quale oggi ha deciso di seguire il dibattito, per rilasciarci una dichiarazione con un impegno preciso e puntuale”. “L’atto di fiducia verso l’assessore e il suo operato ha un credito importante”, ha chiuso.

Serena Spinelli (gruppo Misto) considera la discussione “non sul piano personale ma amministrativo”. La consigliera ha chiesto all’assessore di “ribadire la necessità e la volontà chiara di chiudere la ex cava, come richiesto dal Consiglio”, con il quale auspica “un rapporto sempre più costruttivo”. Quando vengono poste delle questioni territoriali, inoltre, è bene “provare ad ascoltare; e su quei territori dobbiamo portare a nostra volta delle istanze. La mancanza di possibilità di discutere non è mai un buon metodo”.

“Ho assistito al dibattito perché ho massimo rispetto del Consiglio regionale e degli atti che approva, perché sono donna delle Istituzioni per la mia formazione e per il mio lavoro”. Queste le parole dell’assessore Federica Fratoni, nella replica che ha concluso il dibattito sulla mozione di non gradimento nei suoi confronti. “Amareggia, però, leggere che non darei seguito deliberatamente a quanto approvato in questa aula”, ha continuato. “Mai mi sono sottratta né qui, né sui territori, né su questa vicenda e né su altre”, e entrando in merito alla questione di Cava Fornace, la mozione parla di “chiusura più celere possibile, non si parla di alcun atto di imperio e non andrò mai da un dirigente a dire come deve fare il proprio lavoro, sono consapevole che l’ambito della politica è distinto dall’ambito tecnico”, ha sottolineato. Da qui il chiarimento sui compiti: alla politica spetta dare indicazioni, dopodiché intervengono i tecnici, per poi individuare un progetto, da condividere col territorio, e quindi, nel caso, passare a determinare le risorse necessarie. “Sarei la prima ad essere contenta di chiudere la discarica, ma la questione non può essere risolta a tavolino – ha spiegato l’assessore – ci sono tempi tecnici necessari, l’importante è agire sempre e comunque nell’interesse del territorio; la discarica è un corpo vivo, che va gestito anche negli anni successivi alla chiusura”. “Mettetemi in condizione di giocare questa partita – ha concluso Fratoni – se la politica cerca di governare i processi, forse, insieme, riusciremo a rendere un servizio alla comunità”.

04/12/2019 17.42
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