Diocesi di Firenze
Santa Croce inaugura l’800° anniversario francescano con un incontro di solidarietà in memoria di Benedetta Giovannelli
Sala gremita per l’incontro in memoria della giovane scomparsa prematuramente. Padre Franco: «In Benedetta ho ritrovato San Francesco d’Assisi»
Sabato 17 gennaio, nella Sala della Maddalena della Basilica di Santa Croce, si è svolta la presentazione del volume Infirmìtas nell’iconografia dei miracoli di San Francesco d’Assisi nei secoli XIII-XIV di Benedetta Giovannelli, edito da Città di Vita e sostenuto nella pubblicazione dalla Fondazione “Aiutiamoli a vivere”.
A nome della Fondazione, il presidente Fabrizio Pacifici ha portato il proprio saluto e ha dato lettura del contributo di Padre Giancarlo Corsini, ideatore di questo intenso pomeriggio.
L’incontro, molto partecipato e caratterizzato da una significativa presenza di giovani, ha rappresentato il primo evento promosso dalla comunità dei Frati della Basilica di Santa Croce in occasione dell’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, inaugurando un percorso di iniziative dedicate alla figura del Poverello di Assisi.
Il volume nasce dalla tesi di laurea di Benedetta Giovannelli, morta il 30 giugno 2024 a soli 23 anni a causa di una malattia. Con grande sensibilità l’autrice affronta il tema della fragilità nell’iconografia francescana medievale, interpretando l’infirmìtas come luogo teologico e umano di incontro tra sofferenza, fede e speranza. Attraverso l’analisi delle raffigurazioni dei miracoli di San Francesco tra XIII e XIV secolo, il lavoro si inserisce pienamente nel cuore della spiritualità francescana, che riconosce nella debolezza uno spazio di relazione e di salvezza.
La presentazione si è aperta con il saluto di padre Franco Buonamano, rettore della Basilica di Santa Croce, ed è stata moderata dalla dott.ssa Silvia Bargellini di Città di Vita.
«L’incontro di oggi apre le celebrazioni per gli 800 anni della morte di San Francesco - ha affermato padre Buonamano -. Non ricordiamo una persona morta: come San Francesco è vivo, così anche Benedetta vive. L’esperienza di Benedetta si avvicina a quella di Francesco che, nel tempo della sofferenza, ha saputo cantare la lode per la vita. Anche Benedetta, nella prova, ha saputo cantare il dono della vita, sempre bella in ogni situazione».
Sono intervenuti don Ugo Feraci, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali e cultura della Diocesi di Pistoia, il professor Andrea De Marchi, ordinario di Storia dell’arte medievale all’Università di Firenze e presidente della commissione di laurea di Benedetta e Gianluca Giovannelli, padre dell’autrice.
Nel suo intervento, don Feraci ha ricordato l’impegno di Benedetta nella Fondazione MAIC di Pistoia e il suo servizio nel volontariato, vissuto anche attraverso esperienze di pellegrinaggio, tra cui la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona. «Benedetta - ha sottolineato - ha testimoniato la propria fragilità in modo luminoso, portando sorrisi, gioia e speranza. Questo ci aiuta a comprendere la profondità della sua riflessione sull’Infirmìtas, intesa non solo come malattia, ma come debolezza e disabilità, un luogo da abitare in modo nuovo alla luce dell’esperienza di San Francesco».
Il professor Andrea De Marchi ha illustrato il valore umano del lavoro di tesi, soffermandosi sulle opere analizzate da Benedetta. «Il modo in cui Francesco abbraccia l’infirmìtas - ha affermato - è una forma radicale di fede che riconosce bellezza nello scarto e nella debolezza. Benedetta ha saputo raccontare, con grande lucidità, una visione che supera la cultura dello scarto, ricordandoci che nessuno si salva da solo e che l’umanità si salva salvando gli ultimi».
A concludere l’incontro è stato Gianluca Giovannelli, che ha intrecciato il percorso umano e spirituale della figlia con il tema del libro. Tre gli elementi centrali della vita di Benedetta: la vocazione al volontariato, vissuta fin da giovanissima; l’esperienza della malattia, affrontata senza mai cedere alla disperazione; la scelta dell’argomento della tesi, maturata come risposta profonda a quanto stava vivendo. «Benedetta - ha ricordato - ha vissuto ogni giorno con pienezza, senza abbandonarsi al lamento, continuando a coltivare sogni e progetti, come quello della laurea magistrale. Il suo percorso di fede è stato autentico e personale, capace di trasformare la fragilità in forza».
Il libro, oltre a rappresentare un’eredità culturale e spirituale, sostiene concretamente la realizzazione di un giardino terapeutico presso la MAIC, progetto che intende far germogliare nel tempo la bellezza e la testimonianza lasciate da Benedetta.
L’appuntamento che ha simbolicamente inaugurato le celebrazioni francescane della Basilica di Santa Croce, nell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, ha donato una profonda occasione di riflessione sul valore della fragilità come spazio di relazione, cura e speranza.
19/01/2026 10.00
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