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Anci. Istruzione - Carnevali: “Curare la crisi educativa: la scuola come cuore della comunità”
Intervento della sindaca di Bergamo e delegata Anci all'Istruzione sul sito dell’Associazione.
“Di fronte a fatti gravi e dolorosi che hanno colpito la ‘sacralità’ della scuola, è arrivato il momento di smettere di parlare solo di emergenza e tornare a riconoscere l’urgenza educativa come questione centrale del nostro tempo. La strada da seguire è quella del gioco di squadra: Comuni, scuole, servizi sociali, terzo settore, insomma, l’intera comunità educante, insieme a Prefetture, Forze dell’Ordine. Per costruire insieme sicurezza, inclusione e qualità della formazione. Perché la crisi educativa non si esaurisce con telecamere e procedure. Si cura con relazioni, tempo, fiducia e responsabilità condivisa”. Lo afferma Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata Anci all'Istruzione in un intervento sul sito dell’Associazione.
Carnevali osserva come “la scuola oggi è spesso vittima di ciò che inevitabilmente si porta dentro: fragilità familiari, modelli culturali superficiali che attecchiscono proprio dove c’è più vulnerabilità, e una pervasività del mondo digitale che non risparmia nessuno, nemmeno chi ha maggiori opportunità”. Ma “il disagio giovanile si previene con un approccio educativo, integrato, comunitario, rafforzando nella scuola – aggiunge – strumenti, attività, occasioni di protagonismo e di educazione alla cittadinanza: responsabilità, rispetto, convivenza, partecipazione. Non come materie aggiuntive, ma come pratica quotidiana di vita insieme.”
“Ripensare le potenzialità della scuola non significa semplicemente aggiungere ore ma restituirle una missione più ampia”, ribadisce Carnevali. Che auspica il superamento di “un’organizzazione scolastica pensata per una società che non esiste più, mentre si modificano le composizioni famigliari e assistiamo a ritmi del lavoro completamente cambiati rispetto ai decenni passati”.
“Soprattutto dobbiamo smettere di lasciare alla sola scuola, già stretta tra una burocrazia soffocante, la formazione poco efficace e dotata di scarsa intenzionalità, la relativa scarsità delle risorse economiche necessarie, tutto il peso educativo.
Quando Comuni, associazioni, famiglie, scuole lavorano insieme nascono esperienze preziose: scuole aperte oltre l’orario curricolare, patti educativi territoriali, spazi che diventano poli civici e culturali, veri presìdi di comunità. Lo Stato – sottolinea – ha una responsabilità chiara: sostenere con risorse adeguate i progetti educativi, di prevenzione e inclusione che ogni giorno i territori portano avanti. Le misure di controllo devono restare eccezionali, mirate, motivate. Se diventano routine, rischiano di trasformare gli ambienti educativi in luoghi di sospetto”, conclude la sindaca di Bergamo.

19/02/2026 10.05
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