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Uncem. Oltre il turismo nel dopo-olimpiadi
Costruire visioni di territori che partano dalle comunità
Uncem. Oltre il turismo nel dopo-olimpiadi
Senza le comunità che vivono e lavorano nelle aree montane non c'è turismo. Il turismo è vettore di sviluppo, vale il 6,7% del PIL della Montagna italiana, alimenta flussi economici e benessere, nuovi posti di lavoro, ma si consolida se i paesi sono prima di tutto comunità che accolgono. Un dato culturale e politico insieme, che le Olimpiadi consegnano e che Uncem rilancia. Il dopo Giochi invernali MIlano-Cortina, con valli alpine lombarde e trentine, deve riaffermare che siamo paesi, abbiamo urgenza di servizi, le infrastrutture sono necessarie, le reti anche. Tra Comuni e volte alla rigenerazione del territorio. Per chi vive e abita le valli, per chi ci lavora, partendo da meccanismi di relazione e perequazione territoriali, tra chi ha più e chi ha meno lungo una valle. In relazione con le Città. Aree metropolitane che non possono girarsi dall'altra parte, vedendo i flussi che vanno verso l'alto e guardando alle valli come parco giochi, proiezione di un quartiere urbano.

Il turismo vale il 6,7% del PIL delle montagne italiane. È un valore in linea con quello dell'intero Paese. Il Rapporto Montagna Italia 2025 di Uncem evidenzia che nelle Alpi e negli Appennini vi sono 19,3 posti letto alberghieri ed extralberghieri ogni 100 abitanti. Il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri è in media di 1200 ogni 100 abitanti. La durata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, è di 3,1 giorni di permanenza.

Si deve innescare quel rapporto "urbano-montano", o "metromontano" se si preferisce, di costruzione di politiche e di legami che crea un nuovo patto con le valli e la città. Questa è la sfida, drammaticamente incompiuta, posta nel 2005 per Torino, irrisolta in troppa sciatteria di troppe istituzioni, anche pubbliche e private. Non sono state, oggi come ieri, Olimpiadi di due o tre grandi Città. Sono Giochi ed eventi che hanno acceso i riflettori su come la Montagna sta in relazione, eroga servizi ecosistemici a vantaggio dell'urbano, stringe rapporti per garantire servizi a chi vive le aree montane (alpine e appenniniche). Contano i flussi verso le piattaforme, che attraversano distretti, ci insegna Bonomi. E dunque Milano - la Città, il Consiglio comunale, in primis - deve oggi guardare con nuova attenzione alle Valli, a "cosa sta in mezzo" verso Cortina, 300 chilometri di arco alpino. Costruire relazioni tra altre Città alpine - vocate più o meno - e ricostruire coesione, relazioni. Questo dovevano fare i Giochi, l'Avventura olimpica. Relazioni vuol anche dire ridefinire il rapporto dei territori - quale occasione meglio di un grande evento come le Olimpiadi - delle grandi imprese dello Stato, come RFI, ANAS, Trenitalia, che agiscono non solo per migliorare lì, in quelle valli, le infrastrutture in funzione dei Giochi. Ma che sempre hanno nei loro contratti di programma una attenzione diversa e numeri peculiari di investimenti e opere per le Valli alpine e appenniniche. Le Olimpiadi dovrebbero far aprire questo percorso istituzionale di ripensamento di come i grandi player delle infrastrutture come dell'energia stanno sui territori nei confronti delle comunità locali e delle Istituzioni pubbliche che tengono in vita la Democrazia sui territori.

L'attenzione posta, in tante occasioni sulla pista da bob o su qualsiasi altra opera realizzata, è importante, come lo è la legacy delle strutture. Si ponga attenzione, da oggi però su tutto il costruito, sulla rigenerazione degli spazi, sul diritto all'abitare, sulla qualità del costruito, sulla strumentazione che si mette nel realizzare e rigenerare. Sulle reti che collegano e sui servizi che sono diritti ci cittadinanza. Perché costruire in legno, secondo i principi del Green Deal e del New European Bauhaus, è diverso dal cemento (il Villaggio di Milano è il legno certificato e Milano lo deve sapere). È futuro solo il legno locale con la filiera che rinasce (lo scrive la Strategia forestale nazionale, così virtuosa), l'attenzione a luoghi e nuova urbanistica, anche in funzione delle Olimpiadi, secondo un nuovo umanesimo. Ma costruire senza pensare a chi vive da sempre lì o chi ci vuole vivere, non basta. L'impegno delle Olimpiadi, nel dopo-Giochi, è (ri)partire dalle comunità che sono sui territori, non solo nelle località olimpiche.

24/02/2026 17.13
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