Comune di Vinci
8 marzo 1944, la Città ricorda i propri concittadini deportati. Vanni: "Abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni l'importanza della Memoria"
Domenica 8 marzo 2026 la Città di Vinci ha ricordato i cittadini di Vinci deportati nello stesso giorno del 1944. La cerimonia è avvenuta davanti al monumento a loro dedicato, in Slargo Aldo Moro e poi in Piazza L. Da Vinci, sulle pietre di inciampo poste davanti al palazzo comunale
"Ricordare non è solo un gesto di commemorazione. È una forma di responsabilità - ha detto Daniele Vanni, sindaco di Vinci, nel suo intervento commemorativo.
Oggi, mentre nel mondo continuano a esplodere guerre e conflitti, vediamo ancora città distrutte, civili in fuga, vite spezzate.
Per questo la memoria è fondamentale.
Per capire dove può portare l'odio.
Per difendere ogni giorno i valori della pace, della libertà e della democrazia.
Abbiamo il dovere, come istituzioni e come comunità, insieme alla scuola, alle associazioni e a tutte le realtà del territorio, di trasmettere alle nuove generazioni l'importanza della Memoria e soprattutto dei valori che troviamo nella nostra Costituzione".
Le storie dei vinciani deportati
Spartaco Fedi, Renzo Gemignani, Gino Giacomelli, Vinicio Lorenzini e Angelo Masi, i cinque concittadini che l'8 marzo del 1944 furono condotti nei campi di sterminio nazisti e da lì non fecero più ritorno. Insieme a loro, tre giovani livornesi: Bruno e Francesco Domenichini e Piero Bastiani. In loro memoria sono state poste una corona d'alloro e delle calle sulle pietre di inciampo.
Spartaco Fedi morì a nel campo di Ebensee a causa di "denutrizione e percosse". Renzo Gemignani morì nel campo di Schneider (Mauthausen), probabilmente nel 1945 e di lui rimane solo il numero di matricola. Gino Giacomelli fu prima deportato a Mauthausen, e poi spostato nel campo di Ebensee, dove morì il 15 maggio del 1945, a 41 anni. Angelo Masi, anch'egli deportato a Mauthausen e inviato a Ebensee, morì a 47 anni, pochi mesi dopo il suo arrivo nel lager. Vinicio Lorenzini trovò la morte a Mauthausen pochi mesi dopo; per lui, studente in ingegneria, l'allora sindaco Masi chiese al rettore dell'Università di Firenze la laurea ad honorem, conferita poi nel 1945.
10/03/2026 11.11
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