È stato presentato oggi, mercoledì 1 luglio 2026, presso la Città Metropolitana di Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, l’evento "Turandot dagli scritti inediti di Giacomo Puccini", che si terrà sabato 18 luglio 2026, alle ore 20.30, al Teatro della Pergola di Firenze.
Al tavolo della presentazione sono intervenuti l’avvocato Michele Lai, il professor Sandro Gori, la musicologa Roberta Ceccotti e lo storico dell’arte e scrittore Mauro Pardini.
L’appuntamento del 18 luglio rappresenta un momento di particolare rilievo culturale e musicologico: "Turandot", ultima opera di Giacomo Puccini, rimasta incompiuta alla morte del compositore nel 1924, sarà proposta con il finale elaborato dalla professoressa Deborah Burton, musicologa statunitense della Boston University, a partire dagli scritti, dagli appunti e dagli schizzi autografi lasciati da Puccini.
Nel corso della presentazione è stato ricordato anche il contributo inviato da Boston dalla professoressa Deborah Burton, che ha ricostruito il percorso delle fonti pucciniane legate al finale incompiuto di "Turandot". "Il mio lavoro non nasce come intervento di compositrice, ma come lavoro di studiosa", ha spiegato la professoressa Deborah Burton. "Il punto di partenza è stato l’ascolto delle fonti: gli scritti, gli schizzi e gli appunti autografi lasciati da Puccini per il finale della sua ultima opera.
A questo nucleo si collega il materiale inedito individuato e valorizzato da Dieter Schickling, uno dei massimi studiosi pucciniani, affidato poi al mio studio, insieme ad altri ritrovamenti emersi negli archivi pucciniani. Tutto questo ha permesso di delineare un quadro molto più completo del laboratorio creativo lasciato aperto da Puccini. Non si tratta di inventare dall’esterno, ma di interrogare le fonti e di rispondere alle fonti con serietà scientifica, rigore musicologico e prudenza".
La regia è firmata da Mauro Pardini insieme a Roberta Ceccotti e si configura come un atto di restituzione alla volontà teatrale di Puccini e alla prima immaginazione scenica dell’opera, affidata nel 1926 alla guida di Giovacchino Forzano, drammaturgo e direttore della messa in scena della prima rappresentazione scaligera.
"Vorrei che la regia avesse lo stesso approccio che ha avuto la professoressa Deborah Burton nel suo lavoro musicologico", ha dichiarato Mauro Pardini. "Come quegli schizzi partirono il 4 novembre 1924 dal villino di Viareggio verso Bruxelles, accompagnando Puccini nel suo ultimo viaggio, così il nostro lavoro partirà dall’interno: dall’archivio, dalle fonti, dalle carte, per arrivare poi al palcoscenico.
Sarà un tentativo di dare vita a un pensiero, a un’idea teatrale che accompagnò Puccini negli ultimi giorni e che oggi torna a parlare. Non è qualcosa di spento, non è qualcosa di muto: è un pensiero ancora vivo, che chiede di essere ascoltato e restituito al teatro". "Questo progetto nasce da un lavoro complesso, fatto di passaggi organizzativi, scelte amministrative, responsabilità produttive e attenzione alla qualità artistica", ha dichiarato l’avvocato Michele Lai. "La presenza di importanti interpreti toscani assume un significato particolare: è anche un omaggio al legame profondo che Puccini ebbe con la Toscana e con Firenze". "Restituire Turandot nella sua piena forza teatrale significa anche rispettarne la dimensione sonora", ha spiegato il professor Sandro Gori. "L’Orchestra Scarlatti sarà presente con un organico di 79 elementi, secondo le esigenze della partitura pucciniana.
Accanto all’orchestra, la produzione prevede un coro di voci bianche composto da 18 bambini e una compagine corale di oltre 50 elementi. Solo così sarà possibile restituire al pubblico tutta la potenza musicale e drammatica dell’ultimo capolavoro pucciniano". "Il valore di questo cast è ancora più forte perché parte da Firenze e dalla sua provincia, guarda ai grandi teatri internazionali e torna oggi alla Pergola con una responsabilità precisa", ha dichiarato Roberta Ceccotti. "Riportare Turandot in scena, a cento anni dalla prima rappresentazione, significa cercare di avvicinarsi il più possibile alla volontà teatrale di Puccini e restituire al pubblico un’opera viva, ancora capace di parlare al nostro presente".
L’evento del 18 luglio si annuncia dunque come una serata capace di unire ricerca musicologica, memoria storica e teatro vivo. Al centro resta l’enigma più affascinante di "Turandot": il finale che Puccini non poté compiere e che oggi, attraverso il lavoro sulle fonti e sugli scritti autografi, torna alla Pergola di Firenze come atto di ascolto e restituzione.
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