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Comune di Firenze
Forte Belvedere, l’offerta culturale si arricchisce con la mostra di Marino Marini “No Heroes"
Dal 16 luglio il secondo atto del progetto Drama Four Acts a cura di Sergio Risaliti. Presentato con l'assessore Giovanni Bettarini
Dal 16 luglio il progetto espositivo Drama: Four Acts si arricchisce di un nuovo capitolo con l'apertura al pubblico di No Heroes, la mostra dedicata a Marino Marini negli spazi del Forte Belvedere.

Promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti, Drama: Four Acts ha inaugurato l'estate culturale di Belvedere Firenze attraverso un percorso che intreccia arte contemporanea, patrimonio storico e paesaggio. Il progetto si sviluppa nell'arco della stagione estiva come un dramma in quattro atti, mettendo in relazione artisti e linguaggi di epoche differenti.

"Con No Heroes il Forte Belvedere torna ad essere un luogo di ricerca, dialogo e sperimentazione, dove il patrimonio storico incontra i grandi protagonisti dell'arte moderna e contemporanea - ha detto Giovanni Bettarini, assessore alla cultura. - Il confronto tra l'opera di Marino Marini e quella di Paolo Canevari offre al pubblico un percorso di straordinaria intensità, capace di mettere in relazione epoche diverse attraverso temi universali come la fragilità dell'uomo, il conflitto, la memoria e la speranza. È questo il senso del progetto Drama: Four Acts: valorizzare uno dei luoghi simbolo della città attraverso una proposta culturale di alto livello, che invita cittadini e visitatori a vivere il Forte come uno spazio aperto al confronto, alla riflessione e alla scoperta. Ringrazio Sergio Risaliti, il Museo Novecento, la direzione cultura, la Fondazione MUS.E e tutti coloro che hanno reso possibile un progetto che arricchisce ulteriormente l'offerta culturale dell'Estate Fiorentina"

“L'accostamento con Paolo Canevari restituisce una lettura sorprendentemente attuale dell'opera di Marino Marini - afferma Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento. - Nell’allestimento prevale un disegno drammaturgico che esalta il contrasto e pure una inversione dei contenuti. I soggetti subiscono una torsione di senso, per cui la Bagnante diventa una donna in lutto, un donna ai piedi di un calvario, una figura prostrata davanti all’ineffabile e al dolore rinforzando il contrasto tra vitalità e pessimismo, tra ironia e nichilismo, tra energia creativa e forze distruttive, potere e innocenza. Se Canevari pone lo spettatore di fronte alle contraddizioni e alle violenze del presente attraverso materiali industriali trasformati in immagini perturbanti, Marini racconta la stessa fragilità dell'uomo attraverso la forza senza tempo della scultura e le figure archetipiche del Cavallo e cavaliere e quelle della Danzatrice o del Prigioniero. Il dialogo tra i due artisti supera così la distanza cronologica e mette in luce una continuità di interrogativi sul destino dell'essere umano, sul conflitto e sulla disumanizzazione, facendo della Fortezza di San Giorgio il luogo in cui passato e presente si incontrano”.

Dopo l'apertura, lo scorso 24 giugno, della mostra personale di Paolo Canevari, God Year, il secondo atto vede protagonista uno dei più grandi maestri della scultura del Novecento. Con No Heroes, una selezione di cinque sculture in bronzo di Marino Marini entra infatti in dialogo con le opere di Canevari, dando vita a un allestimento di forte intensità emotiva e concettuale.

Al primo piano della Palazzina, il confronto tra Marino Marini e Paolo Canevari affronta il tema della storia, esplorando l'essenza più profonda della condizione umana, dei conflitti e della crisi della civiltà umanistica. Le opere di Marino Marini, caratterizzate da una straordinaria forza espressiva e da una costante ricerca identitaria legata alla figura umana e ai suoi archetipi, si confrontano con il linguaggio contemporaneo di Paolo Canevari, che utilizza materiali industriali e di recupero per evocare tensioni storiche, sociali e politiche.

Fulcro della ricerca di Marino Marini è il celebre tema del cavallo e del cavaliere, affrontato dall'artista come metafora della condizione umana e del rapporto tra individuo, natura e storia. Se nelle opere degli anni Trenta le figure conservano un equilibrio monumentale e una misura classica, l'esperienza della Seconda guerra mondiale, quella dello sterminio e delle apocalissi nucleari, trasforma profondamente questo linguaggio. I corpi si irrigidiscono, le forme diventano spigolose, il cavallo si impenna fino a disarcionare il cavaliere come nella serie dei Miracoli. La perdita di equilibrio diventa così immagine della crisi dell'uomo moderno, travolto da una violenza che non riesce più a governare. Cavallo e cavaliere assolvono in fondo a una critica della nuova società tecnologica e industriale, oppressiva, disumanizzante, responsabile di conflitti sociali e distruzioni fratricide. Sentimenti e sensazioni del tragico della storia che Marino trasferisce nelle sue ultime e drammatiche sculture, quali i Gridi e i Miracoli, con le figure frante, distorte, urlanti e accasciate. Così scriveva l’artista a proposito dell’energia nucleare: “Gli uomini hanno scoperto qualcosa che è più grande di loro, qualcosa che non riescono più a dominare, che diventa pericoloso per l’umanità [...], l’artista avverte tutto ciò come e cento volte più degli altri […] quindi diventa tragico, assolutamente tragico. Ecco perché le mie sculture sono forme selezionate, architetture di un’enorme tragedia [...]. I cavalieri e il cavallo, nelle mie ultime opere, sono diventati strani fossili, simboli di un mondo scomparso, o piuttosto, di un mondo che io credo sia destinato a scomparire per sempre”. Esempio altissimo nella sua scarna modellazione è la figura del Prigioniero, in cui si ravvede l’umanità inerme, sconfitta, vittima sacrificale della storia e del male provocato dal progresso e dalle letali ambizioni del potere umano.

In mostra sarà presentata anche una Bagnante, che nella sua postura accovacciata ricorda il celebre Adolescente di Michelangelo. Nella figura di Marino Marini, pare adesso prevalere un sentimento di introversa malinconia, di sconforto e avvilimento. Ultime delle cinque sculture più rappresentative del mondo di Marino Marini è la Danzatrice, collocata in una sala caratterizzata dalle sculture in copertone di Canevari. Come il Funambolo, anche la danzatrice è figura del circo, luogo di giochi acrobatici, coreografie mirabolanti, messe in scena sarcastiche, che tanto affascinarono Marino. Se nella parabola artistica di Marino si assiste alla dissoluzione del mito dell’eroe, simbolo di un’umanità trionfante, virile, ma disillusa, dopo guerre fratricide e possibili apocalissi tecnologiche, ecco che le figure del saltimbanco e della danzatrice si impongono al tempo della disumanizzazione moderna come alternativa vitale e speranzosa. Sono figure di un'età primigenia dell’umanità in cui fantasia e creatività. gioco e ironia dominavano la scena dell’arte e del sacro, figure a cui l’artista si ricollega per contrastare ed esorcizzare il male che corrode ogni passato e futuro umanesimo. Così si esprimeva Marino a proposito della sua fascinazione per il circo e le sue figure: “Ho vissuto dietro il teatro, perché dietro di esso vi è, per la fantasia, un mondo formidabile: la forma si mescola con i colori, si mescola con il personaggio che si falsa; il falso diventa vero, il vero diventa falso; lì il mondo della fantasia si apre. È un mondo di giocolieri, dove non c’è più né maschio né femmina: colori e forme che cambiano, diventano piatte, diventano piene; tutto il mondo vissuto e immaginato sta dietro un fondale di teatro. Da questo mondo ho avuto una grande impressione ed è stata di una grande importanza per un certo periodo, quello dei giocolieri, delle danzatrici, posteriore al 1950”.

Con la mostra No Heroes, Drama: Four Acts prosegue così il suo racconto, costruendo un percorso in cui il patrimonio storico del Forte Belvedere diventa teatro di un confronto serrato tra linguaggi artistici, memoria e presente. Il progetto culminerà a settembre con il terzo intervento espositivo, Oscuro Abbagliante, installazione site-specific dell'artista norvegese Per Barclay.

15/07/2026 15.00
Comune di Firenze


 
 


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