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Camera di Commercio di Firenze
Camera di Commercio. Sorpresa Pil e export, il business tiene. "La nuova minaccia è ora il costo del gas"
"Per l'area fiorentina il Pil annuale è dato al + 0,8% invece che al +0,5% di qualche mese fa. Vendite fiorentine all'estero stabili nel primo semestre del 2026, la fine dell'effetto frontloading e il perdurare della crisi internazionale. Crescita fragile, minacciata dall'incremento del prezzo del gas, che ha raggiunto il picco del 2022, e da cui l'economia locale dipende molto più che dal petrolio. Le aziende temono il raddoppio dei costi di produzione. Il pericolo è la perdita di competitività"
Camera di Commercio di Firenze
"Il primo semestre 2026 ci restituisce un quadro economico di resilienza, per certi versi sorprendente e inatteso: nonostante il perdurare della crisi internazionale e dell'instabilità, le previsioni di crescita del Pil fiorentino salgono dallo 0,5 allo 0,8%, e l'export tiene anche dopo l'exploit dell'anno prima. Ma all'orizzonte si addensano nuove nubi: l'economia della Toscana e di Firenze, così come quella italiana, rispetto al resto dell'Europa dipendono - molto più che dal petrolio - dal gas naturale che in queste ore ha toccato i massimi storici di prezzo dal 2022 ad oggi. E' un salasso: le aziende temono il raddoppio dei costi di produzione". Lo dice Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di commercio di Firenze, commentando i dati rilasciati tra venerdì e oggi dall'Istat e rielaborati dell'Ufficio studi della Camera.

"Il valore esportato dalla Metrocittà di Firenze, cumulando i primi due trimestri 2026 – spiega Salvini - raggiunge 16,4 miliardi di euro, registrando una ulteriore crescita tendenziale del +3,3%, con un dato annualizzato di oltre 35 miliardi di euro. La crescita del 2026 rallenta rispetto all'exploit del 2025 per l'esaurirsi del fenomeno del frontloading, ovvero la corsa ad esportare nella prima metà del 2025 per anticipare i dazi annunciati dagli Stati Uniti dove finiscono oltre un quinto delle merci fiorentine vendute all'estero – aggiunge Salvini - Sulle esportazioni incide ancora l'effetto distorsivo dei grandi volumi del farmaceutico: con poco meno di 9 miliardi di euro esportati nei primi sei mesi del 2026, il comparto copre ora il 54,5% dell'intero export provinciale. Al netto del comparto farmaceutico, l'export fiorentino ammonta a circa 7,4 miliardi nel semestre (e circa 15,5 miliardi di euro sul dato annualizzato), risultando pressoché stabile, con outlook leggermente negativo rispetto al 2025. A completare il quadro di discreta tenuta, oltre le attese, c'è la variazione tendenziale media della produzione manifatturiera a Firenze, che nei primi 2 trimestri del 2026 si è attestata a +1%."

L'incognita sul futuro è rappresentata dal fatto che il 45% dell'export fiorentino è diretto verso mercati instabili. "Come Camera di commercio siamo impegnati ad aiutare le imprese ad accentuare la diversificazione degli sbocchi commerciali verso Paesi più vicini o più stabili – dice Salvini -. Lo facciamo con i tanti eventi che mettono in contatto le imprese fiorentine con i buyer stranieri, come quello in corso a Tapei dove PromoFirenze ha sostenuto sei aziende della pelletteria per la loro partecipazione ad un evento internazionale, con la consulenza del nostro ExportHub, con i contributi all'internazionalizzazione e alla partecipazione alle fiere. Altre incognite sono legate all'aumento dell'inflazione che ad agosto ha raggiunto il picco del 3,3% e, come accennato, alla recente crescita del prezzo del gas che minaccia l'economia fiorentina di conseguenze più gravi rispetto a quelle già provocate dall'aumento del prezzo del petrolio che va avanti ormai da tempo".

Quanto all'effetto inflazione, "la quota di spesa dei fiorentini esposta agli shock è intorno al 40% e riguarda proprio le tre voci (alimentare, abitazioni, trasporti) a maggior rischio di aumento in caso di accelerazione dei prezzi al consumo dovuta al rincaro dei prodotti energetici". Quanto ai costi, "in Europa l'Italia si caratterizza per l'elevata dipendenza dal gas naturale – dice Salvini -. Nel 2025 il gas ha coperto il 39% del fabbisogno energetico complessivo del Paese, contro una media dell'Unione europea del 23%. È quindi il gas, più che il petrolio, l'elemento che distingue l'esposizione italiana da quella dei principali concorrenti europei. Finché le tensioni resteranno concentrate soprattutto sul mercato petrolifero, l'impatto energetico del conflitto sull'economia italiana, toscana e fiorentina, sarà paragonabile, a parità di condizioni, a quello sopportato dalle altre economie europee. Se, invece, le difficoltà nel Golfo dovessero interessare in misura crescente anche il metano, la posizione italiana, e quindi anche le posizioni di Toscana e Firenze, si differenzierebbero in misura rilevante rispetto alla media UE, con conseguenze dirette anche sulla competitività delle imprese manifatturiere".

17/09/2026 10.40
Camera di Commercio di Firenze