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Città Metropolitana di Firenze
Rimettere al centro la persona e l'ascolto dei bisogni reali dei giovani: il successo di 'Crescere Interi' in Palazzo Medici Riccardi - Galleria fotografica
Il concetto di comunità educante attraversa l'intera giornata di lavori a Firenze per costruire una nuova alleanza tra scuola, famiglia e territorio contro l'ansia da prestazione
Rimettere al centro la persona, la relazione e l’ascolto dei bisogni reali dei più giovani è stato il filo conduttore di “Crescere Interi”. L’iniziativa, ospitata nella Sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola, psicologi, associazioni e giovani intorno a una domanda comune: come costruire una comunità educante capace di accompagnare bambini e ragazzi nella crescita senza ridurli a meri risultati e prestazioni?
Ad aprire l’incontro è stata Alessia Bettini in rappresentanza della Città Metropolitana di Firenze, che ha portato i saluti istituzionali e quelli della sindaca Sara Funaro. Bettini ha ricordato il valore del format ideato dalla pedagogista e autrice Sabrina Merenda, auspicando che l’esperienza possa estendersi ai 41 Comuni del territorio metropolitano. Al centro del suo intervento anche il tema della gentilezza, intesa come “paradigma del noi” e come consapevolezza dell’interdipendenza che lega le persone all’interno di una comunità.
Proprio il concetto di comunità educante ha attraversato l’intera giornata. Sabrina Merenda ha sottolineato la necessità di recuperare una cultura umanistica dell’educazione, nella quale famiglie, scuola, istituzioni, sport, associazioni e servizi non agiscano come realtà separate, ma come parti di una stessa rete territoriale. Un'alleanza strutturata per non lasciare soli i ragazzi e per aiutarli a riconoscere il proprio talento, trasformandolo da risorsa individuale in valore per la collettività.
Una prospettiva condivisa da Marco Poli, dirigente scolastico dell’Istituto Istruzione Superiore Alberti Dante di Firenze, che ha richiamato l’attenzione sui limiti di una scuola concentrata esclusivamente sui saperi disciplinari, sui programmi e sui voti. L’esperienza educativa deve tornare a valorizzare la conoscenza profonda e interdisciplinare, insieme a quelle competenze relazionali e progettuali che consentono ai giovani di imparare a cooperare e a vivere appieno la società. In questa visione cambia anche il significato della leadership scolastica: non un semplice esercizio di autorità o gestione burocratica, ma la capacità di creare le condizioni per lo sviluppo di una leadership diffusa, fondata sulla relazione tra insegnante e studente.
Il tema della vocazione personale e dei talenti naturali è stato approfondito da Daniela Oliboni, fondatrice e responsabile scientifico di Essentya aps. Il suo intervento ha posto l’accento sul disorientamento che attraversa non soltanto le nuove generazioni, ma anche il mondo adulto. Accompagnare un ragazzo non significa semplicemente invitarlo a “essere felice”, ma offrirgli strumenti per comprendere chi è, riconoscere le proprie inclinazioni e sottrarsi alla pressione di modelli esterni. Oliboni ha presentato il percorso esperienziale di Essentya rivolto a giovani, genitori e docenti, che lavora sulla biografia personale, sul superamento del “falso sé” alimentato dai social e sulla riduzione dell’ansia da prestazione.
Uno dei passaggi più delicati dell'incontro ha riguardato le disuguaglianze sociali e il loro riflesso sui percorsi formativi. Alessandro Guarducci, educatore professionale, direttore della Cooperativa Sociale Macramè e co-fondatore di Quarto Tempo, ha portato l’esperienza maturata sul territorio di Campi Bisenzio e Scandicci. La cooperativa segue 196 ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni: 166 sono stati inviati dai servizi sociali, il 53% è di origine non italiana e il 93% presenta una situazione di fragilità economica familiare. Guarducci ha richiamato i dati sulla stretta relazione tra condizione sociale e scelta del percorso scolastico, evidenziando il rischio che il sistema educativo finisca per riprodurre le disuguaglianze di partenza. Da qui l’invito a rafforzare il rapporto tra scuola ed extrascuola e a coinvolgere maggiormente gli stessi studenti nella costruzione delle regole e dei codici etici della comunità scolastica.
Nel corso dell'incontro ha trovato spazio anche il tema della partecipazione civica delle nuove generazioni e delle giovani donne. La rappresentante della Casa delle Donne di Firenze ha presentato il network che riunisce 26 associazioni del territorio e l’esperienza di Prime Minister, scuola di formazione politica rivolta alle ragazze dai 14 bi ai 19 anni e attiva in 12 città italiane. A portare il punto di vista degli studenti è stata Lucia, studentessa liceale, che ha raccontato la propria esperienza all’interno del progetto come occasione di ascolto, confronto non competitivo e acquisizione di competenze civiche, sottolineando il valore di sentirsi accolti prima di tutto come persone.
Gli interventi del pubblico hanno ulteriormente ampliato la riflessione. Dall’accoglienza dei minori italiani e stranieri alla necessità di un’alleanza sempre più stretta tra docenti ed educatori, fino al contributo dell’arte, della musica e della poesia nella formazione, è emersa la convinzione condivisa che educare significhi prendersi cura dell’interezza dell’essere umano attraverso metodologie sincrone. Sul tema sono intervenute realtà come l'associazione Anima Firenze con Giovanni Maria Matino e la Fondazione Amore e Libertà con Matteo Gibellini, oltre al contributo di diversi docenti, coach e genitori.
A chiudere idealmente il cerchio sono state le testimonianze di Gregorio ed Eleonora, giovani coach impegnati con ragazzi tra i 17 e i 30 anni. Dal loro lavoro quotidiano emerge il bisogno diffuso di liberarsi dal mito della prestazione eccellente a tutti i costi e di imparare a riconoscere la fragilità come parte integrante dell’esperienza umana.
“Crescere Interi” ha così delineato una prospettiva di lungo periodo: costruire una comunità capace di vedere nei giovani individui da accompagnare nella scoperta di sé e delle proprie capacità, anche in funzione del loro futuro posizionamento nel mondo del lavoro. Il format si propone l'obiettivo di presentare nel tempo moduli di incontro mirati a superare la frammentazione metodologica nei servizi educativi. Si tratta di una metodologia che la pedagogista Sabrina Merenda, esperta di sistemi di formazione, lega sia alla dimensione umanistica che a quella matematica e statistica per l'analisi dei bisogni territoriali.
I ringraziamenti finali sono andati alla rappresentanza istituzionale e ad Anna Maria Palma, che ha affiancato e condiviso lo sviluppo del format.


Galleria fotografica di Antonello Serino - Met Ufficio Stampa
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06/10/2026 10.48
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